La Slovenia crea un fondo da 17 miliardi contro lo spettro delle culle vuote

Il progetto demografico nazionale punta a garantire la stabilità del sistema pensionistico e a sostenere la famiglia

Stefano Giantin

Dopo essere stata per anni baluardo in un deserto – i Balcani e l’Europa centro-orientale – caratterizzato da culle vuote ed emigrazione, ora arranca. E rischia di perdere più di un decimo della sua popolazione da qui al 2100, secondo recenti stime dell’Istituto statistico nazionale.

E allora il nuovo governo di centrodestra pensa a un piano valutato in miliardi di euro – di asset statali – per far fronte al previsto calo del numero di abitanti e ai profondi cambiamenti nella piramide demografica. Ma la strategia non manca di provocare aspre polemiche.

Il piano targato Janša

Accade in Slovenia, dove il governo Janša ha formalmente presentato un “Fondo demografico nazionale”, pensato sia per garantire la stabilità del sistema pensionistico sia per finanziare politiche a favore della famiglia e della natalità.

Ad annunciare il piano, è stato il neoministro delle Finanze, Andrej Šircelj, che ha precisato che l’obiettivo primario del Fondo, che avrà un valore iniziale di quasi 17 miliardi di euro, è quello di «migliorare la gestione del patrimonio statale per garantire un sistema pensionistico sicuro e stabile, provvedendo così al sostentamento delle generazioni attuali e future di pensionati», ha riportato l’agenzia di stampa slovena Sta.

A spingere Lubiana ad agire, le cupe previsioni sulla spesa pensionistica, che dovrebbe aumentare dagli attuali 6,8 a circa 9 miliardi entro il 2050. Bisogna dunque trovare «fondi addizionali» per garantire la tenuta del sistema e «finanziare le pensioni» anche in futuro, ha spiegato Šircelj.

La cassaforte di Stato

Ma cosa cambierà in futuro? L’idea dell’esecutivo Janša è quella di creare una sorta di “cassaforte di Stato”, trasformando la holding Ssh in un collettore nel quale far confluire parte dei fondi pensione Zpiz e quelli dell'assicurazione sanitaria Zzzs, mentre i fondi statali Kad (società pubblica per gli investimenti) e Dsu (gestione degli immobili) verrebbero integrati nel fondo nella loro interezza.

L’idea, quello di creare una macchinaindipendente, capace di gestire il patrimonio statale, farlo meglio fruttare a differenza di quanto accade ora. Obiettivo: garantire le pensioni future. Ma al tempo stesso assicurarsi preziosi fondi per la tutela della famiglia – perché senza figli oggi, le pensioni di domani rimangono comunque una chimera, fondo o non fondo.

Le perplessità delle opposizioni

Tutto bene? Non proprio, come era prevedibile, vista la complessità dell’operazione. Che avrebbe solo il fine di mettere sotto controllo politico la Ssh, questa la posizione del maggior partito d’opposizione, il Movimento Libertà (Gs) dell’ex premier Golob.

«C'è una concreta possibilità che l'obiettivo principale di questo disegno di legge sia quello di creare un meccanismo che faciliti la vendita delle aziende statali più redditizie e preziose senza richiedere alcun consenso specifico» ai cittadini, ha sostenuto l’alto papavero di Gs, Andrej Klemenc.

«Per quanto riguarda le entrate, in realtà sappiamo ben poco. Sul fronte spese, probabilmente aumenteranno. Il quadro economico complessivo del nuovo fondo demografico rimane quindi un mistero», ha affermato da parte sua l’autorevole economista Bogomir Kovač, fra le menti più acute della Ljubljana School of Economics and Business.

Sulla stessa linea, anche il quotidiano sloveno più letto, il Delo. Che ha scritto che «la ragione principale per l'istituzione del fondo demografico» sarebbe «la concentrazione del potere. Il ministero delle Finanze lo nega, ma anche questo governo, come tutti i governi precedenti, non nasconde la sua propensione» in questo senso.

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