La Serbia arma i propri caccia con missili supersonici cinesi

Dopo la conferma del presidente Vučić, la Croazia mette in allerta gli alleati Nato: i razzi dotati di una testata da 200 chili hanno una gittata tra i 240 e i 400 chilometri

Stefano Giantin
Un caccia Mig-29 serbo equipaggiato con i nuovi missili supersonici prodotti in Cina
Un caccia Mig-29 serbo equipaggiato con i nuovi missili supersonici prodotti in Cina

La Serbia, da anni impegnata in un massiccio programma di riarmo, rilancia. E mostra i muscoli acquistando missili ipersonici di produzione cinese, utilizzabili sui suoi caccia. Ma il messaggio non piace affatto ai vicini. Che reagiscono con durezza, minacciando di coinvolgere nella faccenda persino la Nato.

Sono i contorni, questi, della nuova crisi che sta coinvolgendo Serbia e Croazia, due fra gli Stati-chiave nella regione balcanica, con la Cina convitato di pietra. La miccia, l’acquisto da parte della Serbia «di missili ipersonici cinesi, con un raggio di 400 chilometri», come ha confermato il presidente serbo Aleksandar Vučić, davanti alle telecamere della Televisione pubblica serba, dopo che nei giorni scorsi immagini di Mig-29 serbi dotati dei missili di fabbricazione cinese erano circolate sui social.

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I missili, già negli arsenali di Belgrado, sono i potenti Cm-400Akg, prodotti dalla China aerospace science and industry corporation (Casic). Sono in uso anche da parte dell’aeronautica militare pakistana – che se ne è servita nel conflitto con l’India del 2025. La Serbia è il primo Paese europeo e occidentale in assoluto ad affidarsi alla Cina per munirsi di missili aria-superficie di estrema potenza.

I missili cinesi, di cui possono essere dotati i Mig-29 dopo essere stati adattati all’uopo, possono trasportare una testata esplosiva da 150 kg, oppure una testata penetrante da 200 kg, che avrebbe una gittata tra i 240 e i 400 km, a seconda della versione. «Abbiamo un numero significativo di questi missili», ha aggiunto Vučić, senza fornire numeri precisi, ma anticipando che «ne avremo ancora di più» in futuro. Bocche cucite anche sul prezzo pagato da Belgrado a Pechino, «ma abbiamo ricevuto un leggero sconto», ha assicurato il leader serbo.

D’altronde, ai buoni clienti i venditori saggi riservano sempre dei vantaggi. E certamente Belgrado sta diventando un ottimo acquirente di armi “made in China”. Negli ultimi anni, infatti, la Serbia ha acquistato il sistema di difesa aerea cinese FK-3, molto simile ai Patriot americani e agli S-300 russi, ma anche i droni da combattimenti CH-92.

Secondo nuovi dati dello Stockholm International Peace Research Institute, la Serbia si piazza al 37esimo posto al mondo per l’approvvigionamento di sistemi di arma, molto avanti rispetto a Paesi Ue e Nato come la Bulgaria. E la Croazia, che ora guarda alla Serbia con crescente sospetto. «Parleremo con i nostri alleati Nato e li metteremo all’erta su questi armamenti», leggi i missili cinesi, ha svelato il premier croato Andrej Plenković.

Preoccupato anche il ministro della Difesa croato, Ivan Anušić. «Da quanto ho letto, sembra che abbiano dei missili ipersonici con un raggio di 300 km e una velocità di Mach 6, armi potenti ed è tutto quanto posso dire» al momento, ha spiegato Anušić. Che ha detto di sperare che i missili serbo-cinesi «rimangano negli arsenali» di Belgrado, senza essere mai usati.

No «panico», ma serve una «valutazione lucida: il governo del Kosovo e i suoi partner internazionali devono chiedersi, con una certa urgenza, cosa significhi questa acquisizione» da parte della Serbia nella riconfigurazione «delle forze della Kfor e per la pianificazione della difesa del Kosovo», ha fatto eco da Pristina l’esperto di sicurezza, Drizan Shala.

Vučić da parte sua ha rievocato la presunta alleanza militare tra Zagabria, Tirana e Pristina: «Aspettano il momento favorevole. E noi ci stiamo preparando in vista del loro attacco».

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