Fumata nera sul presidente, Il Kosovo torna alle urne
Nessuna intesa tra la maggioranza e le opposizioni entro la scadenza di martedì. A vuoto la mediazione del premier Kurti, uscito vincente dal voto di dicembre

Il termine ultimo, fissato dalla Consulta, scadeva alla mezzanotte. Ma anche gli ultimi tentativi di salvare la legislatura sono andati a vuoto, martedì notte, in Kosovo tra polemiche e ripetute fumate nere. Il risultato: nessun nuovo presidente della Repubblica eletto dai deputati. E immediato scioglimento del Parlamento, con ritorno alle urne, per la terza volta in poco più di un anno.
È lo scenario che si presenta in Kosovo, precipitato in una spirale di destabilizzazione sempre più grave. La conferma è arrivata con la mancata elezione del nuovo capo dello Stato, passo che doveva essere compiuto entro il 28 aprile, come stabilito dalla Corte costituzionale. «Basta blocchi del Parlamento, così non si aiutano le istituzioni e lo Stato», l’ultimo appello del premier Albin Kurti alle opposizioni. Che hanno però continuato a boicottare le sedute nel corso delle quali si doveva scegliere il successore di Vjosa Osmani, impedendo il raggiungimento del quorum – di 80 deputati – per le votazioni. «Con questa sessione termina la legislatura, le elezioni anticipate saranno annunciate» in linea con le regole costituzionali, quindi entro il 7 giugno, ha così dovuto annunciare la presidente del Parlamento e capo di Stato ad interim, Albulena Haxhiu.
All’escalation della nuova crisi politica e istituzionale si è arrivati a tappe. Il “peccato originale”, il voto del febbraio 2025 e poi le nuove elezioni anticipate del dicembre scorso, che hanno consegnato al Paese un Parlamento senza una solida maggioranza. Il partito del premier Kurti, Vetëvendosje (Lvv, sinistra nazionalista), ha infatti conquistato una vittoria sonora, ottenendo però solo 57 seggi all’Assemblea nazionale. Cinquantasette deputati che, tuttavia, non sono sufficienti, secondo le regole della Costituzione, a completare le procedure per l’elezione del nuovo presidente della Repubblica. Ne servono infatti 80, almeno nelle prime sessioni di voto. Il presidente, in Kosovo, viene eletto con una maggioranza di due terzi nei primi due turni di votazione, mentre sono sufficienti 61 voti al terzo turno. Per ovviare al problema, Kurti, incassata la fiducia al nuovo governo a febbraio, ha avviato subito consultazioni con i maggiori partiti di opposizione, senza tuttavia mai raggiungere un’intesa su un nome condiviso e super partes.
Gli ultimi tentativi, febbrili, sono andati in scena questo mese. Da segnalare, in particolare, la proposta dell’Lvv di Kurti di candidare alla poltrona di capo dello Stato l’ex presidente del Parlamento Glauk Konjufca, già fra i papabili in inverno, e la deputata Lvv, Fatmire Kollçaku. Ma le opposizioni hanno deciso di far mancare ancora una volta il quorum per eleggere il presidente. Da qui nuovi colloqui, più o meno dietro le quinte, con i leader dei principali partiti di opposizione, Bedri Hamza del Partito Democratico del Kosovo (Pdk) che detiene 22 seggi e Lumir Abdixhiku della Lega Democratica del Kosovo (Ldk), che ne conta 15. Proponete voi dei nomi, delle figure «unificanti, con profili di elevata integrità civica e nazionale», la proposta di Kurti a Hamza e Abdixhiku, caduta tuttavia nel vuoto. Infine, una nuova prova di forza di Kurti, che ha proposto Feride Rushiti e Hatixhe Hoxha come candidate, senza tuttavia convincere le opposizioni, che lunedì hanno fatto nuovamente mancare il quorum. Si è votato comunque, tra polemiche e accuse di incostituzionalità, ma Rushiti ha ottenuto solo 63 voti al primo turno. Infine, negli ultimi giorni e poi martedì, la certezza che non si sarebbe arrivati all’elezione del presidente. E la crisi, in Kosovo, sembra senza sbocchi. —
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