Bruxelles gela Serbia e Albania: «Non ci sono scorciatoie per l’Ue»
Il no della commissaria Kos all’appello lanciato da Vučić e Rama per l’ingresso in Schengen. La replica di Belgrado: molti ambasciatori sono a favore

L’idea in un periodo di crisi globali potrebbe anche essere azzeccata: potrebbe legare indissolubilmente la regione all’Europa evitando al contempo che influenze di potenze straniere – Cina e Russia in testa – si espandano e si radichino ancora di più. Ma non piace, quella proposta, a Bruxelles e alle capitali europee che più contano. E dunque con altissima probabilità non se ne farà nulla.
La doccia fredda riguarda la proposta lanciata di recente da due dei maggiori leader nei Balcani, il presidente serbo Aleksandar Vučić e il primo ministro albanese Edi Rama. Dalle colonne del quotidiano Frankfurter Allgemeine Zeitung (Faz), Vučić e Rama avevano lanciato a metà marzo un appello clamoroso alle autorità europee di questo tenore: fate entrare i Balcani ancora extra-Ue, o almeno gli Stati più pronti al grande passo, nel mercato comune e in zona Schengen.
Di fatto una adesione a metà, senza commissari Ue e senza diritti di veto o propri uomini nei corridoi del potere, né a Bruxelles né all’Europarlamento. Ma con vantaggi immediati e concreti per imprese e cittadini della regione.
L’appello ha ora ricevuto una risposta politica netta. Negativa. La commissaria Ue all’Allargamento Marta Kos ha chiuso le porte a ogni scorciatoia nell’avvicinamento alla Ue. Vučić e Rama forse «non sanno quanto devono impegnarsi per diventare parte di Schengen o del mercato unico», ha detto Kos suggerendo di fatto che quegli obiettivi siano altrettanto ostici da raggiungere, via riforme, della piena adesione.
Certo, ha aggiunto la commissaria durante un evento organizzato da Politico, l’Ue deve cambiare e sviluppare «cambiamenti alle regole» per permettere a nuovi Paesi di diventare membri. Ma non ci saranno «scorciatoie» come quelle evocate da Rama e Vučić.
Le parole di Kos stanno provocando non poche polemiche. Sarebbe ingiusto sostenere che Vučić e Rama non sappiano «quanto si deve fare per entrare in Schengen» o nel mercato unico, è stata la replica dell’ambasciatore serbo presso la Ue e capo del team serbo per velocizzare i negoziati di adesione, Danijel Apostolović.
Belgrado e Tirana lo sanno bene, ha continuato, ribadendo che «niente» impedirebbe alle due capitali di svolgere prima il lavoro richiesto per «l’integrazione nel mercato comune» e in Schengen prima dell’adesione. E ciò «sarebbe di beneficio sia per i Paesi candidati sia per la Ue». Inoltre, il no di Kos non sarebbe posizione condivisa dentro l’Ue: ad Apostolović «molti ambasciatori» di Paesi Ue avrebbero rivelato di sostenere la proposta Vučić-Rama.
Ben diversa la posizione di Bojana Selaković, numero uno di una piattaforma civica per l’integrazione Ue, che ha parlato ai media serbi di «messaggio chiaro» di Kos a leader che non sarebbero consci delle «riforme» da realizzare prima di essere accolti.
Sulla stessa linea Marinika Tepić, del partito Libertà e Giustizia (opposizione), in contrasto con Vučić. È «un bene che Kos abbia rigettato le manipolazioni di Vučić e detto che non c’è Schengen o mercato comune senza Stato di diritto e istituzioni libere», ha detto Tepić. Vučić, così Tepić, vorrebbe solo «denaro e profitto, senza nulla cambiare sul fronte della democrazia».
Ma il dibattito infiamma sui social, tra chi ironizza su «Romania e Bulgaria ammesse nella Ue al 100% pronte», nel 2007. E chi invece critica la Ue che, «se fosse scaltra farebbe entrare gli interi Balcani, senza diritto di veto. Entrare i suoi cittadini, non i governi».
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