Le rotte della Malvasia passano dalla storia delle coste istriane

Il viaggio lento del ketch Jancris partito da Chioggia e diretto nella dalmata Ragusa/Dubrovnik alla scoperta delle tracce dello storico vitigno apprezzato dalla Serenissima. Nel secondo capitolo del diario di bordo, le tappe a Cittanova e Rovigno, dove la viticoltura si lega alle vicende dell’area

Maurizio Crema
Rovigno al tramonto
Rovigno al tramonto

Questa è la seconda puntata di un diario di bordo: con i suoi scritti Maurizio Crema sta raccontando le tappe del ketch Jancris lungo le Rotte della Malvasia, da Chioggia, a Trieste, all’Istria, alla Dalmazia, fino a a Ragusa / Dubrovnik.

 

Rotte delle Malvasie, il viaggio continua per mare e per terra alla volta di Cittanova, Istria croata, piccola perla dalle radici antiche. Una quindicina di miglia di navigazione tranquilla da Pirano e la barca a vela Jancris ormeggia all’inglese vicino a un paio di pescherecci, a due passi dal cuore del paese.

«Qui si commerciava olio, ovviamente Malvasia e anche legname che arrivava dal bosco di San Marco – spiega Glauco Bevilacqua, fiduciario di Slow Food Istria e alfiere della comunità italiana locale – il vino arrivato da Monenvasia, in Grecia, si è evoluto e ha trovato uno dei suoi punti di massima espressione istriana». Una rinascita per riempire un vuoto.

Un mare di Malvasia: Jancris veleggia in Adriatico lungo le rotte del vitigno
La redazione
Le tappe del viaggio: da Chioggia fino a Ragusa/Dubrovnik e, a destra, il glorioso due alberi in andatura portante, sotto spinnaker

«Purtroppo dopo l’esodo, si parla di oltre duecentomila persone fuggite in Italia, con l’arrivo del comunismo e delle cooperative tantissimi ettari di Malvasia e di ulivi sono stati abbandonati», ricorda Glauco.

Una civiltà che ha rischiato di scomparire. Oggi c’è la Croazia, e soprattutto l’Europa, a dare nuova spinta all’agricoltura di qualità e alla riscoperta della tradizioni in una zona dove Venezia è stata presente per secoli e c’è ancora nella lingua e nell’architettura, con la bella loggia sul mare unica nel suo genere in Istria e le sue mura restaurate.

«Gli abitanti di Cittanova iscritti alla comunità italiana sono 750 per una popolazione che dopo la guerra balcanica è passata da 3.500 a 5.000 abitanti – ricorda Glauco nell’incontro con alcuni componenti del progetto Sulle Rotte delle Malvasie. Senza Confini, supportato da Bottega spa e Banca della Marca –. Siamo molto orgogliosi, qui si sente parlare italiano dovunque».

Jancris in porto
Jancris in porto

Anche in Istria i giovani tornano alla terra. «A Cittanova abbiamo cinque produttori che imbottigliano con etichette Malvasia, la maggior parte sono giovani, guidati dalla passione, molto attenti a come si coltiva e si produce – afferma Glauco –. Il futuro della Malvasia è qui, in Istria, da Muggia in giù, senza dimenticare i nostri cari amici di Cormons. Ma abbiamo talmente tante varietà in giro per il mondo che sembra incredibile: questo vitigno sa adattarsi a tante terre diverse. E così si è diffuso in molti Paesi. Anche in Brasile, a Rio de Janeiro, e credo che sia proprio Malvasia Istriana».

«Era uno dei beni di scambio con i ricchi e i potenti di Venezia – racconta il sindaco di Cittanova Anteo Milos, deputato anche al Sabor, il Parlamento croato –. L’Istria è una terra che offre grande vino, ma anche olio extravergine tra i migliori al mondo e il tartufo bianco. Prodotti che sono un valore aggiunto per il nostro territorio che vuole rafforzare i suoi legami con Veneto e Friuli Venezia Giulia: ci sentiamo profondamente di cultura italiana e per noi è molto importante avere progetti comuni».

«Raccogliamo ancora l’uva a mano ed è arrivata una Malvasia macerata e naturale, conservata anche in anfore di terracotta – dice Damer Mihelić della cantina Ghira –. Come descriveva con accuratezza nel XVII secolo il nostro vescovo Filippo Tomasini, Cittanova era un posto vocato all’agricoltura. Già allora il punto forte erano i vini bianchi. Incuriosito da quei testi sull’agricoltura ho cominciato a pensare di fare vini più strutturati, che possano durare nel tempo. E ogni anno è una Malvasia diversa, che segue le stagioni».

«La sfida più importante che dobbiamo affrontare oggi è quella climatica – spiega Moreno Ivancich della cantina di famiglia da 9 ettari, 40.000 vigne –. Le estati sono sempre più secche e noi dobbiamo curare le nostre piante. Per fortuna la Malvasia è un vitigno resistente e tenace. Ora dobbiamo far conoscere sempre più le peculiarità del suo vino che arriva da una terra rossa vicina al mare».

Poche miglia ancora e si arriva a Rovigno, la regina dell’Istria, con i suoi palazzi gotici, l’arco dei Balbi e la torre dell’Orologio sormontate da leoni alati, le calli strette lastricate di pietre levigate dal passeggio di generazioni di abitanti, viaggiatori e mercanti. Fino al XVII secolo era un’isola dominata dal campanile della chiesa di Sant’Eufemia, costruito sul modello di quello di San Marco. Oggi a ricordare quel periodo c’è piazza al Ponte, dove appunto sorgeva il collegamento con la terra ferma. In porto i pescatori parlano ancora in dialetto e in italiano, si suona alla sera anche Bella Ciao oltre a molto rock e nei bar sul lungomare, costellati da schermi per seguire i Mondiali, si serve ovviamente Malvasia.

«Abbiamo una decina di produttori di questo vino che da sempre fa parte della cultura della nostra città, e siamo molto orgogliosi dei molti giovani che hanno iniziato questa attività», afferma il sindaco Emil Nimčević. «Rovigno è una città che nasce dal mare e cresce con il mare. Ha vissuto di pesca e scambi ma anche della costruzione di barche – osserva Gianfranca Suran, vicesindaco della città in rappresentanza della Comunità italiana, 2.300 iscritti –. Pochi giorni fa abbiamo celebrato la ventesima edizione della regata delle barche con vela al terzo e latina, una manifestazione che ci riporta alle nostre tradizioni. In porto abbiamo la Casa della Batana, la nostra imbarcazione tradizionale, un ecomuseo che si dedica anche al recupero del nostro idioma istrioto-rovignese». Ma il viaggio chiama, c’è da andare a Sud.

 

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