Serbia lontana dall’Ue: giù la fiducia in Bruxelles
Solo il 31% dei cittadini voterebbe l’adesione all’Europa, in aumento gli indifferenti. Scenario opposto a quello rilevato negli altri Paesi dell’area dal portale sostenuto da Bruxelles

Quanti nutrono dubbi in materia di allargamento a Est - e chi nei corridoi del potere delle grandi capitali europee ritiene che l’integrazione dei Balcani può ancora aspettare - dovrebbero farsi qualche domanda, prima che sia troppo tardi. O forse troppo tardi già lo è, dato che un Paese chiave per il mantenimento della stabilità di quella regione appare sulla via di essere forse definitivamente “perduto”, sempre più ammaliato dalle sirene cinesi e russe, anche perché deluso in tutti questi anni dall’atteggiamento di Bruxelles.
È questo il quadro che riguarda uno Stato politicamente ed economicamente fondamentale nella regione balcanica, la Serbia, sempre più pecora nera nei Balcani occidentali in tema di europeismo e nell’aspirazione a far entrare lo Stato balcanico nel club europeo che più conta, la Ue. Lo ha svelato in questi giorni uno studio di WeBalkans, portale sponsorizzato da Bruxelles per promuovere l’avvicinamento della regione all’Unione e far conoscere ai cittadini balcanici i progetti dedicati a quella regione e i fondi stanziati dall’Europa per realizzarli.
Ogni anno dunque WeBalkans tasta il polso alle opinioni pubbliche dei sei Paesi dell’area ancora extra-Ue, per verificare quali siano le «percezioni» verso l’Europea stessa.
E i risultati, nel 2026, fanno assai riflettere. Nei Balcani infatti i cittadini appaiono generalmente sempre assai propensi all’integrazione, desiderano che i loro rispettivi Stati lavorino per issare quanto prima la bandiera blu a 12 stelle, puntando sulle riforme e sul progresso economico.
Ma tra loro c’è un’eccezione: la Serbia, ormai in completa e costante controtendenza rispetto ad Albania, Bosnia-Erzegovina, Kosovo, Montenegro e Macedonia del Nord. Come si evince spulciando tra i risultati del sondaggio, in Serbia oggi solo il 28% della cittadinanza «ha un’immagine positiva della Unione europea»: si tratta di una percentuale irrisoria, soprattutto se messa a confronto con l’82% di cittadini albanesi che guardano con favore all’Unione, il 67% in Montenegro, il 64% in Kosovo, il 61% in Macedonia del Nord, il 53% in Bosnia-Erzegovina.
E il dato relativo alla Serbia fa ancora più rumore se lo si compara con lo studio WeBalkans del 2025. In un anno fra i serbi è infatti letteralmente crollata (di una percentuale pari al 10%) la fascia di popolazione di chi ha una visione positiva dell’Unione europea, mentre è quasi raddoppiato (dal 20 al 38%) il numero di chi si dice del tutto indifferente al blocco europeo. È rimasto invece praticamente invariato, a una quota attestata intorno al 52%, il corposo numero di cittadini serbi che dice di «non fidarsi della Ue».
Gli stessi serbi tuttavia, diffidano di quasi tutti gli Stati stranieri e delle organizzazioni internazionali, con l’odiatissima Nato che all’87% suscita rifiuto, seconda sola a Regno Unito e Usa. Ma in tema di Stati stranieri ci sono delle eccezioni: il 55% dei serbi dice infatti di fidarsi solamente della Cina. E quasi il 59% della Russia di Vladimir Putin. L’Unione europea è una remota chimera, qualcosa di assai poco concreto per i serbi, inclusi i più giovani, come suggerisce l’assenza di bandiere Ue alle proteste degli studenti e di aspirazioni europeistiche nei discorsi in piazza.
In un ipotetico referendum sull’adesione alla Ue soltanto il 31% voterebbe a favore, come si evince ancora dallo studio. In ogni caso, sono soltanto esercizi retorici. Perché il 40% si è detto sicuro che il Paese non diventerà mai un Paese membro dell’Unione, visto lo scenario.
Completamente opposte rsultano invece le visioni dei cittadini degli altri cinque Stati della regione. Il 92% degli interpellati in Albania sostiene infatti l’adesione a Bruxelles – che avverrà nel giro di cinque anni, ritiene quasi un albanese su due – l’83% lo fa in Kosovo, “solo” il 68% in Montenegro, ormai in prima linea per l’adesione, il 67% in Macedonia del nord e il 64% in Bosnia.
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