Le centrali a carbone soffocano i Balcani

I vecchi impianti continuano a superare i limiti delle emissioni inquinanti. Maglia nera per la Bosnia-Erzegovina che nel 2025 li ha oltrepassati di 12,7 volte

Stefano Giantin
Tuzla (Bosnia) - Manifestazione contro le centrali
Tuzla (Bosnia) - Manifestazione contro le centrali

 

 

Gli anni passano, i problemi restano, mentre i governi della regione – malgrado obblighi da rispettare e promesse da mantenere – continuano a far orecchie da mercante. E la gente, nei Balcani e oltre, continua a morire per i fumi tossici. Fumi, quelli delle obsolete centrali termoelettriche della regione, che continuano a superare tutti i limiti. E non di poco, ma di quasi sette volte, almeno per quanto riguarda l’anidride solforosa (So2).

Il report

La denuncia arriva da fonte più che autorevole, ovvero l’organizzazione CEE Bankwatch Network che, ogni anno da quasi un decennio, analizza e fa il punto sullo stato dei vecchi impianti, nella gran parte dei casi alimentati a lignite, attivi nei Balcani occidentali. A che punto è la notte? Profondissima, malgrado gli Stati della regione debbano, sulla carta, rispettare da ormai otto anni gli stringenti vincoli contro l’inquinamento stabiliti dal Trattato che istituisce la cosiddetta “Comunità dell’energia”, mercato integrato che include l’Unione europea e anche Paesi ancora extra Ue come quelli balcanici.

Criticità crescenti

BankWatch Network, nel rapporto annuale “Comply or Close” (rispetta le regole o chiudi, le centrali il sottinteso, nda), ha verificato che, nel 2025, la situazione è andata persino peggiorando rispetto al passato. L’anno scorso, ad esempio, «le sistematiche carenze nell’applicazione delle regole hanno fatto sì che le emissioni di anidride solforosa (So2) delle vecchie centrali a carbone dei Balcani occidentali superassero la soglia fissata dalla legge di 6,6 volte», ha ammonito l’organizzazione. Maglia nera, in particolare, la Bosnia-Erzegovina, che li ha oltrepassati di 12, 7 volte. A preoccupare anche il fatto che pure «le emissioni di ossidi di azoto (NOx) hanno continuato a violare le regole, mentre l’inquinamento da polveri sottili è addirittura aumentato, raggiungendo il livello più alto da quando le norme attuali sono entrate in vigore, nel 2018». Ma chi sono i colpevoli di questo disastro? Sicuramente i politici al potere, che non si stanno ancora muovendo in modo efficace per chiudere o modernizzare le centrali altamente inquinanti. E poi ci sono gli impianti che producono i fumi nocivi.

I più inquinanti

I siti più inquinanti? L’elenco è lungo. Di certo, a vincere la palma di centrale a carbone più tossicaè ancora una volta la bosniaca Ugljevik che, malgrado l’installazione di filtri per la desolforazione, l’anno scorso ha prodotto emissioni per 115.079 tonnellate, un record. Ci sono poi quattro centrali che nel 2025 hanno superato i limiti di più di dieci volte: Bitola B1 & 2 e B3 in Macedonia del Nord – che ha praticamente raddoppiato l’emissione di polveri rispetto al 2024 – oltre a Gacko e Kakanj 6 in Bosnia-Erzegovina. E poi ci sono le centrali più vecchie, come le bosniache Tuzla 4 e Kakanj 5 e le serbe Morava e Kolubara A, che dovevano essere chiuse più di due anni fa. D’altronde, i governi della regione, malgrado gli obblighi derivanti dal Trattato, «non hanno alcun piano» chiaro per risolvere i problemi, né hanno «imposto alcuna multa» alle strutture industriali più inquinanti.

Impatto diffuso

Le emissioni di inquinanti inoltre non conoscono confini e rappresentano quindi un problema non solo per l’area in cui si trovano gli impianti. Uno studio di Heal ha infatti svelato che i fumi delle centrali dei Balcani, trasportati dai venti, causano morti e malattie anche nella Ue 7.000 vittime, tra il 2018 e il 2020. «Invece di far rispettare le misure di sicurezza per il controllo dell’inquinamento, i governi chiudono un occhio. Questo va ben oltre la salute umana e l’ambiente», il commento di Davor Pevchevski, coordinatore di Bankwatch per i Balcani. E anche l’Ue deve fare di più, ha suggerito Ioana Ciută (Bankwatch), per aiutare finanziariamente i Balcani a uscire dalla spirale mefitica del carbone.

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