Referendum in Slovenia: schiaffo al centrodestra del governo Janša

Bocciata la nuova legge sulle commissioni d’inchiesta

Stefano Giantin
Janez Jansa
Janez Jansa

All’inizio dello spoglio sembrava si stesse andando verso un sonoro 4 a 0 a favore del governo, schierato apertamente per il sì. Poi, nella tarda serata di domenica, il primo capovolgimento, con il no – sostenuto da opposizioni e società civile - che supera i sì nella consultazione più importante, quella sulle commissioni d’inchiesta parlamentari. Infine, nella notte, il colpo di scena anche sul referendum per l’abolizione del canone Tv, dove ora i voti contrari - a spoglio non ancora terminato - sono in vantaggio. Ma di soli 700 voti. È questo lo scenario, ancora in evoluzione, sui quattro referendum per i quali si è votato domenica in Slovenia. Con margini così ridotti, in particolare sul canone, bisognerà aspettare ancora giorni per avere il risultato definitivo in attesa dello spoglio dei voti per posta, stavolta decisivi.

Referendum in Slovenia, i cittadini bocciano la legge sulle commissioni d'inchiesta
La redazione

Il fatto certo al momento riguarda in particolare l’affluenza altissima per gli standard sloveni, oltre il 54%. L’altro dato è la vittoria del no nel referendum più importante, quello legislativo sulla nuova legge sulle commissioni parlamentari d’inchiesta voluta dalla maggioranza che sostiene Janez Janša per, sulla carta, contrastare con maggior efficacia la corruzione.

La riforma modifica le possibilità di contestare e rallentare l'avvio delle inchieste parlamentari e limita la possibilità di bloccarne preventivamente i lavori attraverso ricorsi. Nel mirino dei fautori del no, nel dettaglio, la parte delle nuove norme che toglie ai soggetti sottoposti a indagine parlamentare il diritto di sottoporre preventivamente l'inchiesta al giudizio della Corte costituzionale, consentendo loro di proporre ricorso in sede amministrativa solo una volta conclusa l'indagine e pubblicata la relazione finale.

Slovenia al voto nei quattro referendum: il “no” affonda la legge di Janša sulle commissioni d'inchiesta
La redazione

Critica verso le riforme volute dall’esecutivo Janša anche Reporter Senza Frontiere (Rsf), secondo cui la legislazione avrebbe violato l’articolo 10 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo consentendo, fra le altre cose, di accedere ai conti bancari dei cittadini, alle comunicazioni private e alle fonti riservate dei giornalisti senza previo ordine del tribunale. La nuova legge è stata ora respinta dall’elettorato. Con lo spoglio al 99,97%, il no ha prevalso con il 51,26% (471 mila voti), sopra la soglia dei 340 mila richiesta per il respingimento delle norme.

Scioccante, per la maggioranza, anche l’esito – ancora non definitivo – del referendum consultivo sull’abolizione del canone Tv. Con lo spoglio arrivato al 99,98% delle schede, il no ieri era in vantaggio con 461.765 voti (50,04%), con il sì staccato di soli 692 voti, al 49,96%. Qui – l’unica partita resta veramente aperta - a decidere il risultato potrebbero essere i voti per posta, il cui scrutinio si dovrebbe concludere il 19 ottobre. La maggioranza di centrodestra può consolarsi solo per la vittoria schiacciante nei due restanti referendum consultivi. A favore dell’esclusione dei cittadini extracomunitari regolarmente residenti in Slovenia dal voto amministrativo ha votato il 55,3% degli elettori; a quello per introdurre condizionalità nell’erogazione di misure di welfare allo svolgimento di lavori socialmente utili il 60,5%.

Intanto la politica ribolle, con l’ex premier Robert Golob che parla di «sfiducia» a Janša dopo il 2 a 2 deciso dagli elettori. Ma il partito del premier in risposta ha evocato irregolarità per spiegare il sorpasso del no all’abolizione del canone Tv.

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