Gli Stati Uniti prolungano la licenza alla petrolifera serba Nis fino al 28 agosto

Nel 2025 l’amministrazione americana ha imposto sanzioni alla Nis poiché l’azionista di maggioranza della società è la russa Gazprom Neft. La proroga ha come obiettivo quello di consentire l’acquisizione delle quote russe da parte dell’ungherese Mol

Valmer Cusma

L’Office of Foreign Assets Control (Ofac) ha prorogato fino al 28 agosto la licenza operativa per l’Industria Petrolifera Serba, Nis (Naftna Industrija Srbije), consentendo il regolare trattamento del petrolio greggio.

La Nis si è trovata a fine luglio nuovamente ad affrontare una corsa contro il tempo per garantire la propria continuità operativa e la stabilità energetica del Paese. All’inizio del 2025, l’amministrazione statunitense ha imposto sanzioni a Nis, il cui proprietario di maggioranza è la russa Gazprom, per impedire alla Russia di utilizzare i proventi energetici per la guerra in Ucraina.

Da più di un anno le sanzioni vengono ritardate e da quando l’ungherese Mol si è presentata come acquirente interessata, la licenza d’esercizio dell’Ofac è stata periodicamente rinnovata.

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L'impianto di Pančevo in Serbia

Le trattative per la vendita della partecipazione russa nell’unica raffineria di petrolio in Serbia sono ancora in corso. La compagnia ha così inviato formalmente una nuova richiesta all’amministrazione Usa per ottenere il prolungamento della licenza speciale che scadeva il 31 luglio, con una finestra temporale ridottissima per evitare la paralisi delle attività estrattive e di raffinazione.

Il complesso scenario geopolitico ed economico in cui si muove la Nis affonda le sue radici nelle decisioni strategiche adottate da Washington. Agli inizi del 2025, nel quadro delle misure restrittive collegate al conflitto in Ucraina, gli Usa hanno introdotto rigide sanzioni contro il settore energetico russo, colpendo così anche la principale compagnia serba.

La Nis è infatti controllata a maggioranza dal colosso statale russo Gazprom Neft, che insieme a una sussidiaria detiene il 56,15% delle quote, mentre la Repubblica di Serbia ne possiede il 29, 87%. Questa struttura proprietaria ha spinto l’Ofac a inserire l’azienda nella propria lista nera, vietando le transazioni finanziarie e bloccando l’approvvigionamento internazionale di greggio, se non tramite specifiche e temporanee deroghe.

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Per evitare un immediato collasso economico della Serbia e un’interruzione critica delle forniture di carburante nel mercato interno, l’amministrazione americana ha concesso negli ultimi mesi una serie di licenze temporanee a scadenza mensile o bimestrale.

L’autorizzazione dell’OFAC è vitale: permette il regolare funzionamento della raffineria di Pancevo, l’unico impianto di lavorazione del petrolio della Serbia, e consente i flussi logistici necessari alla stabilità del mercato.

L’obiettivo a lungo termine degli Stati Uniti rimane la completa estromissione del capitale russo dalla Nis. La concessione delle licenze temporanee è esplicitamente vincolata all’avanzamento dei negoziati per la ristrutturazione proprietaria. Il presidente serbo Aleksandar Vučić ha di recente dichiarato che il Paese è vicino a una soluzione definitiva.

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