Una nuova fossa comune scoperta in Kosovo: si scava per trovare i resti
Si ritiene ci siano una ventina di corpi di persone sparite nel 1999 da Mitrovica per mano delle forze armate serbe. Il premier Kurti: «Avanti con la ricerca della verità storica»

Nel nord del Kosovo sono iniziate le operazioni di scavo alla ricerca di una presunta fossa comune risalente al conflitto della fine degli anni Novanta. Il sito, localizzato nel villaggio di Kalluder all’interno della municipalità di Zubin Potok, è ritenuto il luogo di sepoltura dei resti mortali di circa venti persone svanite nel nulla durante la guerra.
L’annuncio formale è arrivato direttamente dal primo ministro kosovaro, Albin Kurti, il quale ha confermato l’avvio delle indagini sul campo da parte delle unità speciali e dei medici legali. L’area in questione, situata in una zona a maggioranza serba e storicamente caratterizzata da forti tensioni politiche, non era mai stata ispezionata prima d’ora dalle autorità investigative per i crimini di guerra.
La svolta è giunta in seguito al fortuito ritrovamento di alcuni frammenti ossei umani in superficie, elemento che ha spinto la Procura Speciale di Pristina a sigillare immediatamente l’intera zona per consentire accertamenti approfonditi. Secondo le prime ipotesi condivise dal premier Kurti, la fossa potrebbe contenere i corpi occultati di un gruppo di intellettuali, medici e attivisti per i diritti umani originari di Mitrovica, catturati e fatti sparire dalle forze serbe nell’aprile del 1999.
Questo nuovo capitolo riapre una delle ferite più profonde della storia recente dei Balcani. Tra il 1998 e il 1999, il violento scontro armato tra l’Esercito di Liberazione del Kosovo (Uck) e le forze jugoslave guidate da Milošević causò la morte di oltre 13.000 persone. Di queste, circa 11.000 erano civili di etnia albanese, colpiti da una feroce campagna di pulizia etnica che provocò anche la fuga di centinaia di migliaia di profughi.
A distanza di oltre un quarto di secolo dalla fine delle ostilità, il dramma dei dispersi continua a pesare sul percorso di normalizzazione della regione. Stando ai dati ufficiali delle organizzazioni umanitarie, sono ancora 1.565 le persone che mancano all’appello, lasciando migliaia di famiglie in un limbo di sofferenza. Kurti ha ribadito la ferma intenzione del governo di Pristina di proseguire la ricerca della verità storica e della giustizia, denunciando al contempo il persistente ostruzionismo istituzionale da parte di Belgrado nel condividere gli archivi militari dell’epoca.
I lavori a Kalluder proseguiranno nelle prossime settimane con analisi del Dna sui reperti estratti. Il procuratore kosovaro Blerim Isufaj ha dichiarato che è ancora presto per parlare di risultati concreti. Va anche detto che nel gennaio scorso si è riunita per la prima volta a Bruxelles la commissione mista serbo-kosovara incaricata di individuare i siti delle fosse comuni.
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