Il via di Washington a Belgrado: la raffineria serba può ripartire
Licenza temporanea al colosso degli idrocarburi Nis, colpito dalle sanzioni Usa perché controllato da Gazprom: l’impianto potrà di nuovo ricevere greggio dalla Croazia

Mai un regalo di Capodanno, anche se a scadenza, fu più gradito. È quello lasciato sotto l’albero a Belgrado, per iniziativa dell’amministrazione Trump, a favore della Serbia fiaccata da più di due mesi dalle sanzioni Usa contro il suo colosso degli idrocarburi, Naftna Industrija Srbije (Nis), dallo scorso ottobre nel mirino di Washington perché controllata da Mosca.
E Washington, a sorpresa, ha dunque deciso di concedere a Nis una licenza temporanea – fino al prossimo 23 gennaio – che permetterà all’omologo nazionale dell’Eni di operare senza lacciuoli, come accaduto finora. E soprattutto di ricevere greggio via Croazia, facendo ripartire a pieno regime la mega raffineria di Pančevo, essenziale per le forniture di carburante nel Paese balcanico.
Ad annunciare la svolta è stata la ministra serba dell’Energia, Dubravka Djedović Handanović, che via social ha parlato di una «ottima notizia» per la Serbia e per i serbi. «Cari cittadini, con piacere vi informo che Naftna industrija Srbije ha ottenuto una licenza dell’Ofac fino al 23 gennaio», ha scritto la ministra.
L’Ofac (Office of Foreign Assets Control), ricordiamo, è l’agenzia del Dipartimento del Tesoro incaricata di imporre e vigilare sulle sanzioni economiche e commerciali decise da Washington contro Stati ed entità straniere.
Era stata proprio l’Ofac, l’8 ottobre scorso, ad annunciare – dopo mesi di rinvii - l’entrata in vigore delle misure punitive contro Nis, nell’ambito di un più ampio pacchetto contro il comparto energetico russo. Nis ci era finita in mezzo dato che l’azienda è dal 2008 sotto il controllo di Gazprom, con il governo serbo relegato a una quota di minoranza di poco meno del 30%. La temporanea marcia indietro di Washington va letta come una mossa per dare una boccata d’ossigeno a Belgrado.
Cosa cambia, con l’emissione della licenza Ofac? «Significa – ha chiarito la stessa Djedović Handanović – che la raffineria di Pančevo potrà riprendere a lavorare dopo 36 giorni» di “letargo” obbligato, con alta probabilità nel giro di un paio di settimane, il tempo necessario per far ripartire impianti complessi.
«Siamo riusciti nell’impossibile e la Serbia ha resistito per 84 giorni alle sanzioni, senza che i cittadini ne risentissero», ha aggiunto Djedović Handanović. Grazie alle riserve e alla diversificazione delle importazioni, infatti, finora i serbi non hanno percepito l’impatto delle misure punitive contro Nis, gigante che soddisfa l’80% del fabbisogno di idrocarburi nel Paese e gestisce centinaia di stazioni di servizio.
La raffineria, grazie alla mossa di Washington, potrà ora riprendere a operare a regime ricevendo di nuovo greggio dalla Croazia. La conferma è arrivata da Janaf, il gestore dell’Oleodotto Adriatico, che da parte sua ha informato di aver ricevuto a sua volta una «licenza» che le permette «il trasporto di petrolio» verso la Serbia, greggio che sarà «esclusivamente non di origine russa», ha precisato da parte sua il governo croato. La decisione di Washington conferma «che l’amministrazione americana riconosce la Croazia come un partner importante» nella diversificazione delle fonti energetiche e nella «diminuzione della dipendenza» da Mosca «dell’Europa», ha aggiunto Zagabria.
Ma la decisione americana va vista in un’ottica più ampia, suggerendo che qualcosa di grosso si prepara, nel cuore dei Balcani. Secondo le indiscrezioni che circolano da tempo a Belgrado e a Budapest, infatti, sarebbero sempre più intensi i negoziati tra Serbia, Russia e Ungheria per l’acquisizione delle quote russe in Nis da parte del gigante ungherese dell’energia, Mol.
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