È morta Biljana Plavšić, anima nera della politica serbo-bosniaca

Plavšić è morta a 96 anni a Belgrado. Nel 1992, durante il conflitto nell’ex Jugoslavia, fu scelta come co-presidente della neonata Republika Srpska. La pulizia etnica? Un «fenomeno naturale», disse ai tempi del conflitto in Bosnia

Stefano Giantin
Biljana Plavsic
Biljana Plavsic

Dopo Mladić, se ne va un’altra protagonista in negativo nei Balcani degli Anni Novanta.

È Biljana Plavšić, morta a 96 anni a Belgrado. Plavšić, anima nera della politica serbo-bosniaca durante il conflitto nell’ex Jugoslavia, fu scelta nel 1992 come co-presidente della neonata Republika Srpska, mentre ormai già rimbombavano le armi, prima di diventare anche membro del comando supremo delle forze armate serbo-bosniache. Nel 1996 divenne presidente della Rs.

La pulizia etnica? Un «fenomeno naturale», disse ai tempi del conflitto in Bosnia. Un accordo di pace con i bosgnacchi? Impossibile, perché parliamo di gente che ha «abbracciato l’Islam» e dunque è «materiale genetico deformato». Messa sotto accusa dal Tribunale penale per l’ex Jugoslavia per genocidio, crimini contro l’umanità e di guerra, si consegnò spontaneamente alla Corte nel 2001.

Nel 2003 si dichiarò colpevole, ma “solo” per il reato di persecuzione, assicurando di provare «pieno rimorso». E venne condannata a 11 anni. Nel 2009, rilasciata dopo aver scontato i due terzi della pena, suggerì di essersi dichiarata colpevole solo per evitare una condanna più dura. 

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