La sepoltura delle vittime di Tito a Lubiana finisce alla Consulta: ennesima polemica contro Janša

Il sindaco della capitale: «Non accanto a chi si oppose al nazifascismo». Ma la battaglia alla Corte costituzionale si prospetta delicata

Stefano Giantin
Il premier sloveno Janez Jansa (foto Epa)
Il premier sloveno Janez Jansa (foto Epa)

Il governo sloveno di centrodestra da tempo sta lavorando, tra un vespaio di polemiche, per dare degna sepoltura nel cuore di Lubiana a sloveni e altri eliminati alla fine della Seconda guerra mondiale dall’Esercito jugoslavo nato dalle forze partigiane di Tito. Ma le autorità al potere nella capitale, in aperta opposizione con l’esecutivo, dopo gli avvertimenti decidono di passare ai fatti. E si rivolgono alla Corte costituzionale per congelare l’operazione.

Torna così a far discutere l’iniziativa della maggioranza di centrodestra, che sostiene il premier Janez Janša, di inumare in una porzione dedicata nel cimitero di Žale, a Lubiana, i resti delle vittime delle esecuzioni sommarie avvenute nel 1945, in particolare quelli esumati nel 2022 nelle foreste di Kočevski Rog – nel sito di Macesnova Gorica erano circa 3 mila – e quelli che potranno essere scoperti in futuro in altre fosse comuni risalenti a più di ottant’anni fa.

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Il sito di Žale, ricordiamo, è stato espressamente indicato negli emendamenti alla legge del 2015 su “Cimiteri di guerra e sepolture delle vittime”, fortemente voluti dalla nuova maggioranza di centrodestra e approvati dal Parlamento sloveno lo scorso maggio, con 50 voti a favore e 32 contrari, in un iter parlamentare rapidissimo.

La scelta di Žale aveva trovato l’appoggio della maggioranza di centrodestra e della Chiesa slovena. Ma non era piaciuta al sindaco di Lubiana, l’inossidabile Zoran Janković, al potere ormai da due decenni e in cerca di rielezione. Nel cimitero della capitale slovena sono sepolte persone che si batterono contro nazismo e fascismo.

E il loro riposo non dovrebbe essere “turbato” dalla presenza dei resti di chi «giurò fedeltà ai nazisti», che non vanno trattati allo stesso modo dei combattenti per la libertà, aveva osservato a maggio Janković, evocando anche una battaglia legale per fermare i piani di Janša. E aggiungendo però che, in ogni caso, anche le vittime dei massacri post-1945 meritano degna sepoltura. Non però a Žale.

Ora, quattro mesi dopo, la contrarietà di Janković si esprime non con le parole ma coi fatti. Lo conferma la richiesta alla Consulta della municipalità di Lubiana, protocollata con il codice U-I-146/26 e che risulta ancora pendente, di una «istanza di controllo di costituzionalità» delle parti della legge che riguardano le sepolture a Žale, «fermando l’implementazione» dei piani del governo fino alla decisione finale della Consulta.

La battaglia alla Consulta si prospetta delicata. Lo ha confermato la Segretaria di Stato alla Difesa, Vida Čadonič Špelič, che ha anticipato che il governo di cui fa parte sta già lavorando a una risposta al ricorso.

Tuttavia, il “no” di Lubiana rischia di far saltare il banco. «Se vogliamo dare una sepoltura definitiva e dignitosa a queste vittime, abbiamo bisogno di un accordo con il Comune di Lubiana, che individui il luogo di sepoltura all'interno del cimitero di Žale come previsto dalla legge», ha sottolineato Čadonič Špelič.

La quale ha alzato ulteriormente i toni, assicurando che il ministero non vede ragioni né per bocciare né per sospendere la norma e avvertendo che, se Lubiana continuerà a opporsi, l’esecutivo potrà ricorrere ad «altri strumenti giuridici», per ora non specificati. Ma nulla indica che Janković farà facilmente marcia indietro.

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