Il premier sloveno Janša mostra una foto del Sudan contro il «genocidio» in Palestina: ma è Gaza

Il capo del governo è stato incalzato sulla nuova politica estera in Parlamento dopo il cambio di rotta rispetto al precedente esecutivo guidato da Golob

Stefano Giantin
Il premier sloveno Janša con la foto dello “scandalo”
Il premier sloveno Janša con la foto dello “scandalo”

​​​​​​Due opposte visioni del mondo, su temi cruciali di politica estera e pure di diritto internazionale, che si scontrano, confermando lo scenario di una difficilissima “coabitazione”. E una foto galeotta che crea ancora più polemiche. Accade in Slovenia, dove è tornata altissima la tensione tra il premier Janez Janša da una parte e il leader del principale partito d’opposizione, l’ex primo ministro Golob. E soprattutto la presidente Pirc Musar, dall’altra.

La miccia, un question time in Parlamento, dove Janša è stato incalzato sulla nuova politica estera slovena decisa dal suo esecutivo, caratterizzata da un più che marcato riavvicinamento a Israele, Paese con il quale i rapporti erano scesi ai minimi termini durante l’epoca Golob.

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Il precedente governo, ricordiamo, aveva spinto per il riconoscimento della Palestina, aveva parlato esplicitamente di «genocidio» per descrivere quanto accaduto e accade a Gaza e aveva dichiarato persone non gradite in Slovenia il ministro della Sicurezza nazionale israeliano, Itamar Ben-Gvir, e il suo collega, Bezalel Smotrich, oltre che lo stesso Netanyahu.

Tutte le misure, tranne il riconoscimento dello Stato palestinese, sono state poi cassate da Janša, con Israele che ha ben gradito, aprendo la sua prima ambasciata a Lubiana. Tutto liscio? Non proprio. Lo si è visto all’Assemblea nazionale, dove proprio Golob ha incalzato Janša, chiedendogli di decidere se sia il caso di affidarsi solo a calcoli politici «o al diritto internazionale» in politica estera. E lo ha poi pressato chiedendogli dei «30.000 bambini» uccisi a Gaza, dove c’è stato «genocidio».

Che ne pensa, il premier? «Nessun tribunale internazionale competente ha finora stabilito con una sentenza definitiva che a Gaza sia stato commesso genocidio», ha sostenuto Janša. Certo, ci sono stati morti civili, potenziali violazioni della Convenzione di Ginevra, «ma non possiamo parlare di genocidio».

E poi ci sono tanti altri casi che dovrebbero mobilitare l’opinione pubblica internazionale, ha aggiunto Janša, esibendo davanti ai deputati una foto – che si rivelerà poi problematica – con «una pila di cadaveri, più grande di quelle viste a Gaza», con vittime «cristiani sterminati», secondo Janša, in Sudan. «Perché si parla solo di Gaza e Palestina?», ha continuato il premier in carica, sostenendo che la ragione starebbe in una «retorica politica» prevalente che vuole dividere il mondo tra chi sta dalla parte della povera Palestina e chi vi si oppone», ragione fondata sulla tesi che «Israele sia genocida, ma in realtà non è tutto bianco o nero».

Posizioni, quelle del premier sloveno, che hanno generato asperrime polemiche. E hanno spinto la presidente Nataša Pirc Musar a reagire con forza. «Se qualcosa ha l’aspetto di un’anatra, cammina come un’anatra e starnazza come un’anatra, allora è un’anatra. La definizione di genocidio è chiarissima, secondo il diritto internazionale», la replica di Pirc Musar a Janša.

Janša sta isolando la Slovenia all’interno della Ue e «per colpa delle guerre stupide e senza senso dell’attuale governo paghiamo di più pure per il petrolio», ha aggiunto da parte sua Golob. Clima arroventato che ha poi toccato l’acme quando la Tv pubblica slovena ha scoperto che la foto esibita da Janša in Parlamento, pescata da un account X filo-Maga, in realtà non riguarderebbe un massacro di non arabi in Sudan.

Era stata bensì originariamente postata dall’ex marine britannico David McIntosh, poi volontario umanitario in Palestina. E non sarebbe stata scattata in Darfur, ma proprio a Gaza.

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