Il Memoriale di Srebrenica teme un blitz: addetti ridotti
In Bosnia, dove ha fatto scalpore l’annuncio del direttore Emir Suljagić, che ha comunicato di aver ordinato alla gran parte dei dipendenti del sito di rimanere a casa per timore di un’irruzione della polizia

Un’istituzione importantissima per la memoria decide di ridurre al minimo il numero degli impiegati al lavoro, sostenendo che – dopo i controversi interrogatori di decine di attuali ed ex collaboratori – la polizia si starebbe preparando addirittura a un’irruzione. Accade in Bosnia, dove ha fatto scalpore l’annuncio del direttore del Memoriale di Srebrenica, Emir Suljagić, che ha comunicato di aver ordinato alla gran parte dei dipendenti del sito di rimanere a casa. E ha prospettato persino la chiusura temporanea al pubblico del Memoriale.
La ragione della decisione, secondo Suljagić, è la possibilità che la polizia serbo-bosniaca faccia irruzione negli uffici dell’istituzione, che si trova nel territorio della Republika Srpska ma è un’istituzione statale della Bosnia.
Il ministero dell’Interno della Rs ha però smentito l’esistenza di un piano per irrompere nel Memoriale, confermando al contempo che la polizia sta svolgendo accertamenti, su richiesta della Procura distrettuale di Bijeljina, in relazione a una denuncia per una presunta evasione di imposte e contributi.
Tra fine luglio e agosto la polizia serbo-bosniaca aveva convocato decine di attuali ed ex dipendenti e collaboratori del Memoriale di Potočari nell’ambito delle verifiche preliminari sul caso, operazione fortemente contestata dall’istituzione e dalle associazioni delle vittime, da Ue e Usa. —
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