Caldo e siccità piegano l’Est Europa: il 2026 è l'annus horribilis dell’agricoltura

Dalla Slovenia alla Serbia raccolti di mais e grano dimezzati: ora scatta l'allarme per i prezzi al consumo

Stefano Giantin

Non ci sono soltanto i disastri sul fronte degli incendi e i problemi nella produzione di energia, soprattutto nucleare, con la slovena Krško in difficoltà, la magiara Paks rallentata, la romena Cernavoda al palo. Questa annata si prospetta cupa anche per l’agricoltura, uno dei comparti-chiave del pil regionale.

Nell’Est il settore agricolo - causa caldo estremo, scarse precipitazioni e siccità persistente - rischia di archiviare il 2026 come un annus horribilis, forse il peggiore degli ultimi decenni.

Non fa eccezione la vicina Slovenia, dove il 90% del raccolto di mais e il 50% di quello di grano potrebbero andare perduti in ampie aree del Paese. Ma a subire conseguenze negative dal caldo torrido sono anche frutteti, pascoli e foreste, oltre che indirettamente il settore dell’allevamento.

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Un’immagine della centrale di Krško (foto Epa)

L’allarme di Podgoršek

L’allarme a Lubiana è stato lanciato da Jože Podgoršek, numero uno della Camera dell’Agricoltura e delle Foreste (Kgzs), che ha descritto come «estremamente difficile» la situazione. Podgoršek, facendo il punto sul momento attuale, ha fornito numeri che fanno rabbrividire.

In Slovenia quest’anno si rischia di avere una resa delle varietà precoci di patate inferiore del 30-50%, mentre quella delle varietà medio-tardive e tardive del 35-90%. Giù del 40% anche la produzione di soia e la raccolta dei girasoli, mentre in molti pascoli – con conseguenze pesanti per gli allevatori - non si produrrà foraggio, neppure nelle aree collinari e montuose, causa siccità. Molti allevatori hanno già iniziato a usare le scorte e non si escludono aumenti del prezzo della carne, ha aggiunto. Non sono esagerazioni. Il ministro sloveno dell'Agricoltura Janez Cigler Kralj ha definito la siccità in corso una calamità, annunciando misure di emergenza per aiutare gli agricoltori.

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epa13140262 A view of the MVM Paks Nuclear Power Plant, which had to close its Reactor 3 due to extremely low water levels on the Danube River, in Paks, Hungary, 29 July 2026. EPA/DANIEL KISS HUNGARY OUT

Una situazione comune

Il quadro catastrofico della Slovenia non è purtroppo un’eccezione. E «catastrofico» è proprio l’aggettivo che usano media ed esperti anche in Croazia, dove non piove da un mese – in particolare in Slavonia, il “granaio” nazionale - e dove si teme la perdita totale dei raccolti di barbabietola da zucchero e soia oltre a un raccolto di mais dimezzato.

In particolare nel Sud, «dato che il mais si trova attualmente in una fase critica, è necessario che cadano almeno 100 millimetri di pioggia per metro quadrato» per evitare il peggio, ha lanciato l’allarme il portale agricolo specializzato Agroklub, in quella Serbia dove pure non piove da settimane e dove le temperature veleggiano quotidianamente ben sopra i 35 gradi, raggiungendo spesso punte di 40. Così anche in Serbia ci sono stime di un -50% di raccolta di grano e mais.

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L’Istituto idrometeorologico Rhmz ha inoltre avvertito che una siccità estrema sta ormai compromettendo le colture anche nella un tempo fertilissima Vojvodina, pianura verde che oggi vira all’ocra, più simile alle campagne macedoni o greche.

L’arsura implacabile sta duramente colpendo anche le aree rurali della Bosnia e la pianura di Zeta–Bjelopavlići in Montenegro, mentre in Albania i roghi hanno reso il quadro ancora più fosco, lambendo persino la periferia di Tirana e distruggendo ettari di ulivi.

In Romania si piangono invece ettari di girasoli bruciati”. E le previsioni di produzione di cereali dell’Ungheria per il 2026 sono state riviste al ribasso di circa 2,4 milioni di tonnellate, con una perdita stimata di quasi 450 milioni di euro in termini di valore della produzione, il peggior dato nella Ue dopo la Francia. Se il 2026 già è un annus horribilis per i contadini, lo diventerà a breve anche per le tasche dei consumatori.

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