Caldo e niente piogge: dalla Germania all’Est, il Danubio va in crisi

Crociere cancellate in Austria, chiatte ferme in Romania: a risentirne non sono solo umani, flora e fauna ma anche economia, agricoltura e turismo. Il 2026 sarà l’annus horribilis del fiume più lungo d’Europa

Stefano Giantin

Record negativi battuti quasi ovunque su un grande fiume che anche quest’anno – causa temperature sempre più alte e precipitazioni scarse – appare in affanno più che mai. Non ne soffono solo umani, flora e fauna; ma anche l’economia, l’agricoltura e il turismo. Con navi e chiatte ferme, crociere fluviali al palo. E ampie parti del suo corso con acque basse come non mai, che lasciano affiorare banchi di sabbia e cumuli di sassi e ghiaia.

È questo il triste quadro del Danubio, il corso d’acqua che attraversa dieci Paesi e rappresenta da sempre una nevralgica arteria di comunicazione.

Il riscaldamento globale colpisce anche il Danubio

Da anni il Danubio soffre con sempre maggiore intensità gli effetti deleteri del riscaldamento globale. E il 2026 potrebbe essere ricordato come l’annus horribilis per il Donau, Duna, Dunaj, Dunav o Dunărea che dir si voglia: la denominazione varia a seconda del Paese solcato.

I problemi gravi del Danubio partono a monte: a Pfelling per esempio, in Germania, il livello è sceso in questi giorni a 222 centimetri, sotto il record negativo del 2018 (228). «Stiamo continuamente adattando carichi, percorsi e orari alla navigabilità limitata e stiamo assicurando il trasporto di prodotti agricoli, materiali da costruzione, acciaio e altre merci nel miglior modo possibile», ha affermato Martin Staats, ceo del colosso di trasporti fluviali Msg. Ma la situazione si sta rapidamente deteriorando, perché si tratta di una «sfida enorme».

«I bassi livelli del Danubio impattano sulla navigazione», ha confermato dall’Austria la Tv pubblica di Vienna, la Orf, parlando di un livello, a Est di Vienna, di circa «mezzo metro» sotto i minimi. E anche in Austria ci sono cancellazioni a catena di crociere.

Paese che vai, previsioni che trovi

«Il Danubio si sta ritirando e la situazione peggiorerà», è la fosca prognosi dei meteorologi anche in Slovacchia, dove il grande fiume sta registrando livelli record o prossimi ai minimi storici, bloccando cargo e navi per i turisti.

Stesso discorso a Budapest, dove mancano solo otto centimetri per battere il record del livello più basso del Danubio, registrato nel 2018. «A oggi le navi da crociera fluviale possono ancora entrare in Ungheria, ma diverse imbarcazioni sono ferme o in attesa nei porti a causa del basso livello dell'acqua», ha confermato Laszlo Somodi, amministratore delegato di Mahart-PassNave, una grande compagnia che gestisce navi da crociera fluviali. Che ha confermato un calo del 18% nelle prenotazioni.

Il Danubio per un breve tratto marca il confine tra Serbia e Croazia. E anche in Croazia «i livelli sono eccezionalmente bassi», in particolare a Batina, hanno informato i media della Slavonia, segnalando l’emersione di almeno due bombe risalenti alla Seconda guerra mondiale dal greto in secca. Gli ordigni sono stati rinvenuti al chilometro 1.430 del Danubio e «a causa del potenziale pericolo verranno distrutti sul luogo del ritrovamento», hanno informato le autorità.

Sull’altra sponda, quella serba, i resoconti si assomigliano. A Bezdan siamo vicini al record negativo, raccontano i media serbi. E ampi tratti del fiume non garantiscono più la navigabilità in totale sicurezza, ha avvisato il Servizio meteorologico nazionale, citando in particolare le aree vicino a Susek, Futog, Čortanovac e Beška come quelle più «critiche».

E a Novi Sad, sulle spiagge pubbliche, è stato lanciato l’allarme ai bagnanti: non camminate sulle lingue di sabbia emerse con il fiume in secca, potrebbe essere pericoloso. «Neanche i più anziani ricordano un livello così basso», dice un messaggio raccolto sui social in Serbia con annessa foto del grande fiume in sofferenza.

In Romania si fermano i traghetti

Il quadro non cambia quando si entra in Bulgaria, mentre a Bechet, in Romania, il servizio di traghetti tra la sponda romena e quella bulgara è stato interrotto e le chiatte cariche di grano non possono salpare. «Il traffico sul Danubio si è fermato e non sappiamo quando riprenderà. Le navi da crociera arrivano da ovest ogni anno, ma quest'anno hanno seri problemi perché non riescono a raggiungere la loro destinazione finale», cioè il delta, ha spiegato Constantin Ionele, uno dei manager del porto di Bechet. La preoccupazione maggiore, in Romania, è tuttavia legata all’agricoltura per le difficoltà a garantire l’irrigazione e persino all’energia, perché le acque del Danubio servono anche al raffreddamento della centrale nucleare di Cernavoda. Oltre che al settore merci, perché lungo il Danubio si svolgono i trasporti per il 20% del totale nazionale. E grandi chiatte ricolme di grano sono ferme, a Calafat.

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