La Bosnia-Erzegovina al voto, favoriti gli etno-nazionalisti
Domenica 4 ottobre saranno chiamati alle urne poco più di 3,4 milioni di persone. In corsa ci saranno 49 partiti, 29 coalizioni e quattro candidati indipendenti con i tradizionali partiti a base etno-nazionale ancora protagonisti della competizione

Il Paese con il sistema costituzionale, ed elettorale, forse più complicato al mondo, sicuramente quello più contorto in Europa, nato dalle ceneri del terribile conflitto degli anni Novanta, torna alle urne per decidere chi guiderà lo Stato e le due entità che lo costituiscono, per i prossimi quattro anni.
È la Bosnia-Erzegovina, dove poco più di 3,4 milioni di aventi diritto saranno chiamati a scegliere i propri rappresentanti a diversi livelli di governo, domani. In corsa ci saranno 49 partiti, 29 coalizioni e quattro candidati indipendenti, con i tradizionali partiti a base etno-nazionale ancora protagonisti della competizione sia nella Federazione bosgnacco-croata (FBiH) sia nella Republika Srpska (Rs).
Livelli di governo
Dietro quei numeri, una corsa a una serie lunghissima di poltrone. Gli elettori dovranno infatti scegliere i tre nuovi membri della presidenza centrale tripartita, uno che rappresenti i croati di Bosnia, uno i bosgnacchi e uno i serbo-bosniaci. Ma si voterà anche per eleggere i rappresentanti alla Camera dei rappresentanti dell’Assemblea parlamentare della Bosnia-Erzegovina (42 seggi).
Dopo le elezioni del 2022, a livello statale era stata formata una coalizione imperniata sulla cosiddetta “Trojka” – Partito socialdemocratico (Sdp), Popolo e Giustizia (NiP) e Naša Stranka (NS) –, sull’Hdz BiH e sull’Alleanza dei Socialdemocratici Indipendenti (Snsd), intesa rotta nel gennaio 2025.
Nella Rs e nella Federazione, gli elettori decideranno poi chi siederà sugli scranni dei rispettivi parlamentini regionali, ovvero alla Camera dei rappresentanti del Parlamento della FBiH (98 seggi) e all’Assemblea Nazionale della Republika Srpska (83 seggi). Non è finita. Nella sola Republika Srpska, i cittadini voteranno anche per il nuovo presidente della Rs e per i due vicepresidenti.
E nella Federazione le schede includeranno anche quelle per scegliere i nuovi rappresentanti delle dieci Assemblee dei Cantoni. Secondo alcuni sondaggi, da prendere con le pinze, in generale in testa ci sarebbero sempre i partiti “etnico-nazionalisti”, ossia l’Snds di Dodik in Republika Srpska, mentre nella Federazione lo scenario è quello di un ritorno al potere del maggior partito bosgnacco, il Partito d’Azione Democratica (Sda), all’opposizione negli ultimi quattro anni, con l’Hdz BiH in testa fra i croati.
Presidenza tripartita
Quali le sfide più importanti? Sicuramente quella per la presidenza tripartita. Per lo scranno dei bosgnacchi in corsa c’è l’attuale membro della presidenza, Denis Bećirović, che dovrà però vedersela con la vecchia volpe della politica di Sarajevo Bakir Izetbegović, leader dell’Sda, ma anche con il centrista Semir Efendić (SBiH) e con il politico-tycoon dei media Fahrudin Radončić.
Per la rappresentanza croata, tutti nomi nuovi per il dopo Željko Komšić, incandidabile dopo il secondo mandato consecutivo. In corsa per l’Hdz BiH Darijana Filipović, che competerà con Slaven Kovačević e Zdenko Lučić. In cerca di un secondo mandato come membro serbo della presidenza, Željka Cvijanović, che fronteggerà due candidati dell’opposizione, Marinko Božović e Nebojša Vukanović.
Dodik assente
Molti occhi saranno puntati anche sulla Republika Srpska dove, dopo anni, il padre-padrone della politica locale, il nazionalista filorusso Milorad Dodik non si candiderà alle elezioni, dopo la condanna definitiva per mancata esecuzione delle decisioni dell’Alto rappresentante e la conseguente cessazione del suo mandato di presidente della Rs. Dodik, oggi “solo” leader dell’Snsd, il maggior partito nell’entità, sosterrà nella gara per la presidenza l’attuale premier Savo Minić, del suo Snds, che farà i conti, tra gli altri, con Branko Blanuša (Sds).
Ma il voto del 4 ottobre sarà un test anche per il Parlamento di Banja Luka, dove si verificherà se l’Snds, anche senza Dodik protagonista, potrà continuare a regnare. Molto più complicata e frammentata, infine, la corsa per i seggi nella Federazione. La cosa certa è che la campagna elettorale, iniziata il 4 settembre, sta andando avanti all’insegna della «retorica divisiva», ha segnalato l’Osce in un rapporto sul voto bosniaco, che sarà monitorato dall’organizzazione.
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