Macchine del caffé La San Marco, salgono i ricavi: «Investiamo sul digitale»

Per cui il ’21 va in archivio con un fatturato di 17 milioni di euro, meglio del ’20 ma ancora al di sotto dei livelli ottenuti nel 2019 quando i ricavi erano a quota 21 milioni

Elena Del Giudice
Il nuovo modello 20/20 Top
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GRADISCA D’ISONZO.  «Il settore è innegabilmente molto tradizionale, ma nonostante i 101 anni di storia, l’idea che abbiamo di noi è un po’ diversa: siamo legati a un solido passato ma fortemente innovativi».

L’incipit è di Dante Monastero, Sales & Marketing Director de La San Marco, headquarter a Gradisca d’Isonzo, un centinaio di addetti, dove produce macchine professionali per il caffè e macinadosatori. Quasi inulte ricordare che, rivolgendosi ad un settore - bar, caffetterie, ristoranti ecc. - anche La San Marco ha visto contrarsi il fatturato nel biennio del Covid in cui i lockdown hanno congelato quasi tutto ciò che è legato alla convivialità. Per cui il ’21 va in archivio con un fatturato di 17 milioni di euro, meglio del ’20 ma ancora al di sotto dei livelli ottenuti nel 2019 quando i ricavi erano a quota 21 milioni.

Dante Monastero, direttore de La San Marco
Dante Monastero, direttore de La San Marco

«Il nuovo anno è iniziato piuttosto bene, e quindi in recupero, e va detto - aggiunge Monastero - che l’azienda ha comunque chiuso sempre in utile, merito di una gestione oculata e anche della fedeltà dei clienti». E il recupero - anche di volumi e vendite - passa «attraverso un impegno costante, che non è mai venuto meno, nella ricerca e nell’innovazione».

La San Marco ha in portafoglio «una quindicina di brevetti, ha introdotto nuove famiglie di macchine che, sebbene esteticamente non molto diverse l’una dall'altra, contengono tecnologie di estrazione del caffè piuttosto complesse», spiega ancora il manager.

E tanto per smentire la convinzione, ovviamente dei profani, che per fare un buon caffè sia sufficiente qualche grammo di polverina in un dosatore per poi schiacciare un bottone, La San Marco ha prodotto macchine multi-boiler, ovvero con una caldaia diversa per ogni gruppo erogatore, una per il vapore e una per l’acqua.

«Questo consente all’operatore di intervenire per modificare la temperatura di ogni gruppo e anche la pressione di estrazione durante l’erogazione». Mercato di nicchia, si dirà, «e mercato fatto da baristi ricercati che in questo modo - ancora Monastero - possono trovare il loro spazio e avere le armi per modificare i parametri e ottenere estrazioni diverse a seconda della miscela o della tostatura. Partendo dalla materia prima, quindi, si possono ottenere risultati diversi e puntare all’eccellenza».

Potremmo dire che proponete la “Ferrari” delle macchine per il caffè? «Se con questo si intende dire che proponiamo attrezzature di alta gamma, è certamente vero. Se parliamo di prezzi, direi che le nostre al top sono molto concorrenziali», risponde Monastero. Sebbene la tecnologia sia importante in questo genere di prodotto, il fiore all’occhiello de La San Marco «sono le macchine a leva tradizionali. In cui c’è, brevettata, un’innovazione fondamentale legata alla sicurezza».

«Parliamo di macchine che non richiedono elettronica e, a parte il riscaldamento - dettaglia il manager -, funzionano anche dove non c’è elettricità. La leva consente un’estrazione particolare, più veloce all’inizio e poi più lenta. La parte cruciale è la molla che governa la leva potenzialmente pericolosa. Abbiamo sviluppato per primi un sistema di ritorno frenato che evita possibili incidenti legati al rientro a scatto della leva».

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