Sit, l’utile cresce del 10%: ricavi a 225,8 milioni

Nonostante un mercato più debole di quello atteso l’azienda padovana ha realizzato una crescita dell’utile netto a 1,8 milioni di euro. Diminuzione delle vendite del 5,7% in Italia, positive nel resto d’Europa

Nicola Brillo

Rallentamento della domanda e rinvii di ordini da parte dei clienti pesano sui primi nove mesi dell'anno di Sit.

I ricavi tra gennaio e settembre sono stati pari a 225,8 milioni (-5,1% sullo stesso periodo dello scorso anno), con un margine operativo lordo in riduzione a 25,7 milioni e utile netto in crescita a 1,8 milioni (+10%).

Nel terzo trimestre 2026 i risultati mostrano ricavi consolidati pari a 75 milioni (-11% rispetto al terzo trimestre 2025).

Per il 2026 sono attesi margini in linea con i nove mesi, un risultato netto positivo e indebitamento tra 130 e 135 milioni.

La padovana Sit, attraverso le Business Units Heating&Ventilation, Smart Gas Metering e Water Metering, crea soluzioni intelligenti per il controllo delle condizioni ambientali e la misurazione dei consumi per un mondo più sostenibile.

E' leader nei mercati di riferimento e quotata nel segmento Euronext Milan, ed è partner per il controllo energetico e climatico.

«I risultati dei primi nove mesi del 2026 riflettono un contesto di mercato più debole rispetto alle attese», spiega Federico de Stefani, presidente esecutivo di Sit, «a questo scenario si sono aggiunte crescenti tensioni nel mercato di approvvigionamento che hanno introdotto ulteriori complessità nella gestione operativa e nella pianificazione delle attività produttive. Nonostante questo contesto, Sit ha realizzato una crescita dell’utile netto rispetto allo stesso periodo del 2025.

Anche la generazione di cassa rimane positiva e l'indebitamento finanziario netto risulta inferiore rispetto a settembre dello scorso anno».

Le vendite della Divisione Heating & Ventilation nei primi nove mesi 2026 ammontano a 158,3 milioni (con una riduzione del 3,9% dello stesso periodo 2025).

I ricavi della Divisione Metering ammontano 63,6 milioni (in riduzione del 6,8% rispetto allo stesso periodo dell’esercizio precedente).

Al 30 settembre 2026 l’indebitamento finanziario netto è pari a 137,6 milioni, in riduzione rispetto al valore di fine 2025 (pari a 139,3 milioni).

«Le misure di contenimento dei costi già implementate ci consentono di affrontare questa fase con una struttura operativa più efficiente, contribuendo a sostenere la marginalità anche in presenza di volumi inferiori alle attese», aggiunge il presidente.

«Per l'ultima parte dell'anno prevediamo un lieve recupero dell'attività rispetto al terzo trimestre e ci attendiamo di chiudere il 2026 con un Ebitda margin in linea con quello registrato nei primi nove mesi con l’obiettivo di conseguire un risultato netto positivo».

A livello geografico, in Italia i primi nove mesi segnano una diminuzione del 5,7% delle vendite rispetto allo stesso periodo 2025.

Per quanto attiene all’Europa (esclusa l’Italia) nel periodo si registra una significativa crescita delle vendite, pari al 8,2% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.

Tale risultato positivo va in continuità con l’andamento degli ultimi trimestri grazie ad una crescita in Turchia, in particolare delle vendite destinate al mercato locale.

Positiva anche l’Europa Centrale seppure con un terzo trimestre piatto rispetto al 2025, mentre UK segna una riduzione nel periodo per effetto di un secondo e terzo trimestri in calo rispetto all’anno precedente.

L’America segna un andamento nei primi nove mesi 2026 in calo dell’9,3% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, pari a -7,3% a parità di cambi.

Il periodo segna un andamento negativo nel Central Heating e nello Storage Water Heating riflettendo un rallentamento di mercato e alcuni ritardi nei progetti dei clienti, mentre il Direct Heating si mantiene in linea con lo stesso periodo 2025.

L’area Asia e Pacifico, infine, ha registrato una riduzione del 29,5% rispetto allo stesso periodo 2025, dove la Cina continua a registrare un andamento di mercato debole, con l’Australia in riduzione per cambiamenti normativi e le altre geografie impattate dal contesto internazionale.

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