Gli attacchi di Trump alla Chiesa: l’agenda per evitare il baratro
Il segretario di Stato Usa non ha affondato i colpi, cercando di non alimentare lo scontro e riaffermando la solidità delle relazioni tra Usa e Vaticano

Rubio incontra Papa Leone in Vaticano. Un colloquio non dei più facili dopo gli attacchi rivolti alla guida della Chiesa Cattolica dal verbalmente incontinente, e spesso farneticante, inquilino della Casa Bianca e dal vicepresidente Vance: l’ esponente Maga convertito al cattolicesimo ha, nientemeno, esortato l’agostiniano divenuto Papa a «stare attento quando parla di teologia».
Oltretevere, il segretario di Stato Usa – anch’egli, come Vance, cattolico e potenziale candidato a succedere a Trump in campo repubblicano –, non ha affondato i colpi, cercando di non alimentare lo scontro e riaffermando la solidità delle relazioni tra Usa e Vaticano, sottoposte a stress dalle esternazioni del Presidente Usa, che non tollera un americano che si discosta dalle sue posizioni sul Soglio di Pietro.
Un crescendo culminato – alla vigilia dell’arrivo di Rubio, quasi a ricordagli chi decide e qual’è la linea –, nel tacciare Leone di «mettere a rischio la vita dei cattolici» poiché, con la sua limpida posizione contro la guerra, contro ogni guerra, permetterebbe agli iraniani di avere l’atomica.
In precedenza Trump lo aveva accusato, tra l’altro, di essere «debole sulla criminalità» e di aver contrastato, insieme all’episcopato americano, la sua «muscolare» politica in materia di immigrazione segnata, non troppo simbolicamente, dalla violenza dell’Ice. Negli ultimi tempi, poi, lo stillicidio è stato alimentato dalla compulsiva mania di The Donald di postare su Truth immagini prodotte dall’Ai o riprese dalla infosfera che certo non possono suscitare consenso tra i cattolici.
Ma la Chiesa non si è fatta impressionare da questo fuoco concentrico, per fortuna solo verbale. Leone non ha taciuto di fronte alla dilatazione della logica amico-nemico che imperversa a Washington, definendo “inaccettabile” la minaccia trumpiana a proposito della completa «distruzione della civiltà» iraniana, pronunciandosi a favore della pace a ogni latitudine, rilanciando il dialogo religioso con l’Islam e la convivenza plurireligiosa anche a Gerusalemme, a Gaza, in Libano.
Anche a Palazzo Apostolico le diverse valutazioni tra Chiesa cattolica e Usa sui maggiori problemi mondiali sono state affrontate, senza rinunciare a un «franco» scambio di opinioni, termine che, nel linguaggio diplomatico, evoca posizioni non facilmente conciliabili.
I singoli temi, dall’Ucraina al Medio Oriente, sino una nuova possibile avventura a Cuba, sono stati, poi, sviscerati nei colloqui tra Rubio e il suo omonimo cardinale Parolin. Il senso dell’incontro, definito «cordiale», sta, dunque, più nell’aver definito l’agenda da affrontare per tentare di evitare la guerra mondiale a pezzi di bergogliana memoria più che un’impossibile intesa.
Sullo sfondo un Trump sempre più insofferente verso i cattolici, anche quelli americani in maggioranza ormai distanti come buona parte dell’elettorato. Distacco che potrebbe rivelarsi fatale in vista delle elezioni di Midterm e lo induce a puntare, per ragioni politiche e teologiche, più sul consenso degli evangelici che su quello di chi si riconosce nella Chiesa di Roma.
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