La strategia per vedere le carte del Generale

Meloni prova a stoppare l’exploit di Vannacci, per frenare l’emorragia di consensi e per coprire le spalle a un Salvini incalzato dai governatori del nord

Carlo BertiniCarlo Bertini
Roberto Vannacci ospite di Lilli Gruber a “Otto e mezzo” (foto Ansa)
Roberto Vannacci ospite di Lilli Gruber a “Otto e mezzo” (foto Ansa)

La battaglia è cominciata e le pallottole fischiano sul terreno pieno di buche della destra. Giorgia Meloni prova a stoppare l’exploit di Vannacci, per frenare l’emorragia di consensi e per coprire le spalle a un Matteo Salvini incalzato dai governatori del nord Zaia e Fedriga, minacciato dai leghisti del sud “tendenza Durigon” e insidiato dalle sirene del generale.

La premier sfida il capo di Futuro Nazionale sul suo terreno, chiudendo le porte (per ora) ad ogni alleanza, giocando sul refrain del “voto inutile” a quel traditore che non vota la fiducia al governo come gli odiati comunisti, nel pieno della battaglia per non perdere le chiavi del Palazzo. Ma dietro il muso duro si intravede anche la speranza di riportare alla disciplina l’ex parà per poter inglobare un movimento radicale in costante crescita, necessario per vincere le elezioni.

Il dilemma della leadership nel Pd
Fabio BordignonFabio Bordignon
Elly Schlein (foto Ansa)

Certo, il prezzo sarebbe una torsione dell'identità della coalizione, col pericolo di perdere un pilastro già traballante, la Forza Italia di Marina e Piersilvio, eredi di un Cavaliere non a caso elogiato da Giorgia con parole al miele. La leader di Fdi non può avere però nemici a destra e usa il tema del tradimento come arma contundente lì dove le divise e i richiami all’onore hanno forte valore.

Fino all’autunno, quando si capirà meglio il peso del generale, competizione anche aspra nei toni, nessun corteggiamento, anzi: una raffica di affondi verbali, dopo quello uscito dalla bocca di fuoco più perforante di tutte, quella della premier: il suo vaticinio, “non siete voi la vera destra perché fate l’interesse della sinistra votando contro di noi”, urlato in aula alla Camera da Meloni è un guanto di sfida, raccolto dai soldati del generale: “Così è guerra totale”. Beninteso, non è che nessuno si illuda sulla tenuta della diga innalzata a difesa del perimetro della coalizione di destra-centro dagli uomini di Meloni.

Questa diga, a tre mesi dal voto, in base al trend dei sondaggi (veri e ben pagati), potrebbe magari venir giù travolgendo tutti quelli che inebriati dalle promesse di seggi futuri, potrebbero ritrovarsi a spasso se il generale decidesse di scambiare scranni in Parlamento con un ministero di rango, la Difesa, ad esempio. Perché è evidente che se Fn entrasse nell’alleanza, l’appeal elettorale di quel simbolo duro e puro si sgonfierebbe parecchio.

Ma per ora, questo è l’ordine di scuderia: Bocchino lo ha fatto capire segnando i confini tra una destra di governo e una destra radicale di testimonianza, sul tema caldo, la remigrazione: “Se significa il rimpatrio del clandestino è giusta ed è prevista da una legge dello Stato. Ma se qualcuno usa questo termine per proporre di cacciare gli immigrati regolari perché non hanno sangue italiano, è un orrore”.

Ecco perché Vannacci è bollato da Fdi come “un fenomeno di destra radicale che non è alleabile con nessuno, come la destra radicale francese e tedesca non è alleata con la destra moderata”. Domani però si vedrà: attenzione a quando Donzelli antepone un “se” dicendo che “se Vannacci continuerà a votare con Schlein e Conte contro il governo, resterà fuori dalla coalizione”. Viceversa, chissà...

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