Le quattro sfide per non perdere i talenti

I giovani sono sempre meno e non possiamo permetterci di perdere nemmeno un talento. Il talento è distribuito in modo uniforme tra le persone. Le opportunità no

Marco Sgarbi
Il lancio del tocco in piazza San Marco a Venezia per i laureati di Ca' Foscari
Il lancio del tocco in piazza San Marco a Venezia per i laureati di Ca' Foscari

Il diritto allo studio esiste perché l’Italia ha fatto una scelta precisa. Il luogo in cui nasci non deve decidere il luogo in cui arrivi.

Una scelta scritta nella Costituzione: «I capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi». La Repubblica rende effettivo questo diritto «con borse di studio, assegni alle famiglie ed altre provvidenze». Dietro ogni borsa, ogni posto letto, ogni pasto in mensa c’è una persona che deve scegliere se continuare a studiare o rinunciare.

Kant descriveva l’Illuminismo come l’uscita dell’essere umano dalla condizione di chi non pensa ancora con la propria testa, e chiedeva a ciascuno il coraggio di usare la propria intelligenza. È un invito bellissimo, che resta valido. Pensare con la propria testa è un atto individuale, mentre le condizioni per poterlo fare sono una responsabilità collettiva.

Il diritto allo studio non è assistenza. È il più lungimirante degli investimenti che un Paese possa fare. Borse, residenze, mense e servizi sono gli strumenti con cui possiamo fare in modo che nessun talento si fermi sulla soglia solo perché è nato in condizioni economiche o sociali sfavorevoli. Uno studente non è un turista con il badge. È un cittadino che porta futuro.

Di questi temi si è discusso ieri a Ca’ Foscari nell’incontro “Il Diritto allo Studio in Italia: sfide e prospettive” nell’ambito del Master di Ca’ Foscari in Diritto allo Studio Universitario erogato da Ca’ Foscari Challenge School e promosso dall’European Council for Student Affaires e dall’Associazione nazionale diritto allo studio universitario.

Guardando al presente con onestà, vedo almeno quattro sfide.

La prima è la casa. Per molti studenti la vera borsa di studio è una chiave, perché il costo di un affitto può cancellare qualunque contributo economico. Gli investimenti straordinari degli ultimi anni sulle residenze universitarie sono preziosi, e proprio per questo devono diventare un sistema stabile, costruito per durare.

La seconda riguarda l’ampiezza di questo diritto. Studiare significa poter contare su una mensa, sui trasporti, sul supporto psicologico, su un buon orientamento.

La terza è la frammentazione. Un diritto garantito dalla Costituzione non può avere un’intensità diversa a seconda della regione in cui si nasce.

La quarta è la demografia. I giovani sono sempre meno e non possiamo permetterci di perdere nemmeno un talento. Il talento è distribuito in modo uniforme tra le persone. Le opportunità no.

Per affrontare queste sfide bisogna costruire alleanze. Nessuno può farcela da solo, né l’università, né l’ESU, né la Regione, né il Ministero, né i Comuni. Bisogna dare vita a un ecosistema unico, in cui i giovani sono al centro, e tutti lavorano insieme.

Se faremo bene insieme il nostro lavoro, fra vent’anni in un’aula universitaria ci sarà qualcuno, arrivato da un Paese lontano o da una periferia, che potrà dire «ce l’ho fatta perché quel sistema ha funzionato». Sarà anche merito delle scelte che facciamo oggi.

*Rettore Università Ca’ Foscari Venezia

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