L'Europa da sola nel sostegno all'Ucraina: le mosse di Trump e la tenaglia tra Usa e Russia

A Bruxelles si cerca una linea sostenibile dopo lo stop ai Patriot e l'intesa di Anchorage: gli Stati Uniti scaricano i costi di Kiev sugli alleati Ue

Renzo GuoloRenzo Guolo

A Bruxelles, l’Europa cerca una linea sostenibile sull’Ucraina, che tenga conto come, nell’appoggio a Kiev, sia ormai sola. Le ultime mosse di Trump sono inequivocabili: lo sdoganamento del gasolio russo come calmieratore del mercato; Zelensky additato come ostacolo alla trattativa; l’appello ai belligeranti per una pausa nei raid sulle infrastrutture energetiche, diretto, in realtà, a frenare l’attivismo militare di Kiev; il rallentamento della rete Starlink, il cui patron, Musk, tornato nelle grazie trumpiane, sostiene, non casualmente, che il leader ucraino se ne deve andare.

Tutto indica che gli Usa, nonostante condividano ancora intelligence e copertura satellitare, hanno mollato l’Ucraina, difesa, ormai, dagli europei, che assicurano aiuti finanziari e armamenti made in Usa: alimentando, in tal modo, la logica “punitivo-riparatoria” degli Stati Uniti, soddisfatti di far finalmente gravare sullo storico alleato il sempre rinviato aumento delle spese militari.

In questo mutamento di orizzonte si rimaterializza l’intesa di Anchorage tra Trump e Putin che, più di un anno fa, ha posto fine all’isolamento politico di Mosca e creato una profonda cesura nelle relazioni euroamericane. Accordo, quello sancito in Alaska, che, secondo il Cremlino, recepisce le richieste russe sul Dombass. Con o senza soluzione “coreana”, destinata a fissare i nuovi confini sulla linea del fronte. Purché sia chiaro, si sottolinea a Mosca, che devono includere anche i territori non ancora conquistati.

È questa possente tenaglia che si sta chiudendo, oltre che sull’Ucraina, sull’Europa, stretta tra due Imperi interessati a vederne ridotto il ruolo. Trump in calo di consensi ha fretta: e punta a chiudere il conflitto, anche se le difficoltà sul fronte del prezzo del carburante vengono, più che dall’Europa orientale, dalla guerra all’Iran.

Il presidente Usa ha già dato l’alt alle forniture dei Patriot a Kiev, che ora, per difendersi, li chiede all’Europa, così come domanda alla GB gli Storm Shadow per attaccare in profondità la Russia. Quanto agli Europei, tenere la posizione è arduo: finanziariamente – Zelensky invoca aiuti per almeno 70 miliardi-, e politicamente. Sperano che Kiev resista altri due anni, il tempo perché alla Casa Bianca si insedi un oppositore del trumpismo. Ma il tempo è un Giano bifronte: tra nove mesi all’Eliseo potrebbe esserci Le Pen, che ha già detto che gli aiuti francesi dureranno al massimo sino a fine 2027.

In Germania, la sovranista Afd, favorevole alla ripresa dei rapporti commerciali con la Russia, ha il vento in poppa. E in Italia, non è escluso che, per rimanere in sella, l’attuale maggioranza possa ricorrere, di fronte a un responso delle urne che non faccia scattare il premio di maggioranza, al sostegno dei “futuristi nazionali”. Il partito” pro-russo” nell’esecutivo diventerebbe, anche qui, più forte di quanto già lo sia.

La crisi ucraina è un test decisivo anche per le sorti, dell’Europa.

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