Perché l’Ue ricorda a Trump chi è stato Sacharov

Il Parlamento europeo assegna il premio alla Corte penale internazionale, bersaglio degli attacchi della Casa Bianca: un segnale sull’indipendenza della giustizia

Marco ZatterinMarco Zatterin

L’Europa s’è desta. Dopo essere stata per due anni il bersaglio immobile delle contumelie di Trump - cercando di evitare conflitti diretti – l’Unione ha deciso di battere un colpo.

Lo ha fatto il Parlamento di Strasburgo, che ha deciso di attribuire il nobile Premio Sacharov per la libertà di pensiero alla Corte Penale Internazionale (Icc), il principale tribunale sovranazionale chiamato a giudicare i più gravi crimini planetari, come quelli di guerra e contro l’umanità.

«Gente malefica» che lavora per una «istituzione fuorilegge», secondo l’inquilino della Casa Bianca, irritato soprattutto dal mandato di arresto inviato a Netanyahu per la distruzione sistematica di Gaza. Niente affatto, ribatte la presidente dell’assemblea, Roberta Metsola: «Sono persone indipendenti che rendono giustizia alle vittime, attraverso indagini, azioni penali e processi: noi continueremo a difendere questa loro prerogativa».

L’Icc esiste dal 2002. Nel 2012 ha condannato Thomas Lubanga, il signore della guerra congolese, colpevole per il reclutamento e l’impiego di bambini sotto i 15 anni nelle ostilità. Nel 2023 ha emesso un mandato di arresto per Putin, accusato di crimini di guerra legati alla deportazione e al trasferimento illegale di minori ucraini. Nel novembre 2024 è stata la volta di Netanyahu al quale sono imputati reati contro l’umanità in Palestina.

Pochi giorni fa Nobel per la Pace è stato assegnato a Navanethem “Navi” Pillay, 85 anni, giurista sudafricana alla Corte dal 2003 al 2008. «Smantelleremo il tribunale mattone per mattone» ha tuonato Marco Rubio, il segretario di stato degli Usa che - come Russia, Israele, Turchia, Cina e Iran - hanno scelto di non far parte dell’istituzione dell’Aia. È chiaro che, per questione di Dna, non vogliono mettersi nella posizione di essere giudicati per le proprie azioni.

L’Europa non teme il giudizio. L’Ue è un patto fondato su Pace e difesa dei diritti, per aderire al quale – per dirne una - bisogna rifiutare la pena di morte. L’Unione insegue la messa a comun denominatore delle tradizioni e delle potenzialità nazionali per ottimizzare le prospettive del benessere collettivo.

Ogni volta che si è lavorato insieme, nel Vecchio continente, i risultati sono stati eccellenti, così come si è fatto male quando si è guardato solo in casa. Bisogna essere italiani, tedeschi, francesi eccetera, quindi si può scegliere di essere europei, con la consapevolezza che lo stare insieme ci permetterà di difenderci meglio dai giochi spesso spericolati delle grandi potenze.

Per questo non si può accettare chi contesta una magistratura che si vuole indipendente. È una questione di principio, anzitutto. I Tribunali legittimi devono poter lavorare liberamente e qualora i loro pronunciamenti ci paiano ingiusti esiste la facoltà di ricorso.

Se poi le regole che li amministrano vengono ritenute obsolete o inefficienti, allora è possibile cercare un consenso per modificarle. Tuttavia, sinché essi rispettano i trattati che li hanno istituiti, rifiutare un loro giudizio per ragioni politiche o di mero interesse nazionale è una minaccia per democrazia e diritti.

Nessuno deve poter sperare che i propri misfatti possano restare impuniti. Il premio Sacharov alla Corte Penale Internazionale ci ricorda esattamente questo.

 

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