Così la legge elettorale spunta i poteri del Colle

Lo stop al conferimento di poteri di polizia giudiziaria ai militari accende il dibattito sui limiti della moral suasion: con la riforma e la nuova legge elettorale l'equilibrio tra Quirinale e Palazzo Chigi rischia di cambiare profondamente

Carlo BertiniCarlo Bertini
Il presidente Sergio Mattarella
Il presidente Sergio Mattarella

Se – come avverte l’ex capo della polizia Franco Gabrielli – con la proposta di dare poteri di polizia giudiziaria ai militari nelle strade, “il vannaccismo ha fatto il suo ingresso nel governo”, lo stop del Quirinale a questa norma che la maggioranza di centrodestra voleva infilare nei decreti anti-caos, solleva un interrogativo: come cambieranno i poteri del capo dello Stato una volta che si sarà votato con la nuova legge elettorale di stampo presidenzialista?

Non dovrebbe cambiare nulla sulla scelta del premier, in teoria sempre in capo al Presidente della Repubblica. Perché nel testo del cosiddetto “melonellum” viene specificato che le coalizioni devono indicare il candidato premier, “fatte salve le prerogative del capo dello Stato”. Ma se la Costituzione garantisce questo potere (che di fatto però verrà abolito dalla nuova legge elettorale, tanto da essere oggetto dei ricorsi alla Consulta), altri poteri meno eclatanti saranno bypassati dalla cosiddetta Costituzione di fatto, quell’insieme di norme non scritte e prassi in auge da anni nel nostro sistema istituzionale.

Uno di questi è la moral suasion discreta ma finora efficace esercitata spesso (e poco volentieri) dal presidente della Repubblica. Il tutore della Costituzione un domani avrà sempre meno influenza su un presidente del consiglio eletto con una fortissima legittimazione, diretta e senza filtri. Tanto per dire, l’appello di Mattarella a non sottovalutare il disagio giovanile e a non fare di ogni erba un fascio, avrebbe ottenuto spazio nei media al pari di oggi? E l’invito al governo Conte– Salvini a rimodulare le sanzioni alle Ong in uno dei decreti sicurezza?

Quanto il capo dello Stato possa essere decisivo con la sua moral suasion, lo si è visto stavolta con lo stop ai poteri di polizia giudiziaria all’esercito dislocato nelle piazze a tutela dell’ordine pubblico. Stop deciso seguendo il principio che della sicurezza interna si occupano le forze di polizia e di quella esterna le forze militari, senza commistioni di ruoli che possano rievocare uno stato di polizia, sogno dei vannacciani in servizio permanente effettivo. E invece, grazie a Mattarella, niente paracadutisti che, mitra alla mano, rastrellano ragazzi nelle strade.

Ecco, se Meloni fosse stata eletta con una benedizione popolare, avrebbe accettato in questo frangente di soprassedere nel varo di una stretta securitaria di tale portata, che potrebbe servirle a prosciugare il bacino di consenso di Vannacci? C’è da dubitarne: la moral suasion del Colle sarebbe stata meno incisiva, ridotta forse a un flebile sussurro ignorato da palazzo Chigi. Quindi c’è da aspettarsi una torsione della dialettica tra i poteri dello Stato. E se vincerà di nuovo il centrodestra tra un anno, anche un acuirsi della tensione tra il governo e il Quirinale nell’ultimo biennio di Mattarella, con strascichi imprevisti.

Si dirà, ma la popolarità di Mattarella è ben superiore a quella della premier. Oggi è così. Ma sarebbe lo stesso un domani se lui (o un altro capo dello Stato) venisse privato di molte sue prerogative per effetto della nuova legge elettorale? Non finirebbe per assomigliare al suo collega tedesco, che svolge funzioni rappresentative, visto che in Germania il baricentro del potere è spostato più sul Cancelliere e sul Bundestag?

 

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