Il dovere di difendere la medicina dai ciarlatani
Le idee innovative sono la linfa vitale della scienza, ma devono essere non opinabili congetture non validate da prove sperimentali, come sono invece le affermazioni delle teorie alternative

Va preso molto sul serio l’appello dell’Ordine dei medici per le vaccinazioni di bambini ed adulti, dato che le coperture vaccinali sono in «continua e progressiva riduzione», e si assiste oggi al «ritorno di patologie che ormai avevamo dimenticato», come ad esempio la difterite; ma è un richiamo che vale anche per morbillo e pertosse.
I dati tra l’1 settembre 2025 e il 31 agosto 2026 vedono l’Italia al primo posto in Europa per i casi di morbillo, con il 28% delle segnalazioni registrate in tutta l’Unione Europea.
È eticamente rilevante considerare gli effetti delle mancate vaccinazioni sulla perdita della “immunità di comunità”, che espone a rischi talora mortali soggetti fragili, spesso bambini, non vaccinabili. Forse è l’onda lunga delle polemiche dell’“era-Covid”, ma colpisce che contestualmente aumentano gli adepti delle cosiddette “medicine alternative”.
Che in realtà non avrebbero nemmeno il diritto di definirsi con lo stesso termine, “medicina” appunto, che individua quella forma di sapere che si regola sulla base dell’applicazione del metodo sperimentale, unica garanzia del carattere “scientifico” di una pratica terapeutica.
Le idee innovative sono la linfa vitale della scienza, di quella autentica, ma devono essere non opinabili congetture non validate da prove sperimentali, come sono invece le affermazioni delle “medicine alternative”. Che non sono state mai trasformate da mere, fantasiose ipotesi in teorie “scientifiche” degne di questo nome: per farlo servono le prove sperimentali, che solo i trial clinici, cioè le sperimentazioni controllate (e sicure per i pazienti che vi partecipano) possono garantire.
Il clima favorevole alle farneticazioni complottiste di questi nostri anni tende troppo spesso a dipingere medici e scienziati come servi di Big Pharma, cioè della grande industria farmaceutica. Ma se non ci fossero stati i poderosi sforzi economici di Big Pharma e degli Stati, insieme, che hanno reso possibili quelli compiuti a livello scientifico-sperimentale dai ricercatori, la strage dei morti per Covid sarebbe stata assai maggiore.
C’è un paradosso nella nostra società in questi anni. Cresce l’interesse di strati sempre più ampi della popolazione, a cominciare dai giovani e dai ragazzi, per la scienza, per quella autentica fondata sul metodo sperimentale galileiano. Bastava passare dalle parti del Bo, a Padova, e nelle altre zone limitrofe della città e nei laboratori dell’Università aperti alla cittadinanza qualche settimana fa in occasione degli eventi di “Science4All”, cioè “scienza per tutti”, per vedere quanti cittadini di ogni età si appassionavano a ciò che i ricercatori e gli scienziati mostravano loro illustrando il lavoro che svolgono quotidianamente.
Questa “scienza” è, come metodo e come procedure di validazione dei suoi risultati, esattamente la medesima di quella della quale le “medicine alternative” vorrebbero prendere il posto. E il paradosso sta proprio qui, nella crescita del fascino perverso di questa pseudo-scienza come alternativa a quella autentica. Che è eticamente rilevante continuare a difendere e diffondere. Con tenacia e perseveranza. Per non far prevalere le chiacchiere dei ciarlatani.
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