Il caso Boldi e il gusto per le battute di cattivo gusto
L’onore di fare il tedoforo negato a molti sportivi di fama è stato invece concesso a un produttore di battute grevi proprio in virtù di ciò; ma poi scatta l’indignazione

Massimo Boldi di mestiere fa l’attore comico e, come a molti altri comici, ogni tanto anche a lui scappa la frizione, trasformando il gusto della battuta in una battuta di cattivo gusto: «Io tedoforo, ma lo sport è la f... Altro che neve, amo l'aperitivo».
Ci sono i comici ottusi, che rilanciano e magari peggiorano le cose, e ci sono invece quelli come Boldi che capiscono di aver sbagliato mira e il giorno dopo aver letto nero su bianco la propria frase in un’intervista pubblicata su un giornale, chiedono scusa: «Voleva essere una battuta leggera e ironica, ma si è rivelata inopportuna e offensiva nei confronti delle donne e non in linea con i principi di rispetto e inclusione che ispirano il movimento olimpico», ha ammesso Boldi che si è dichiarato «profondamente amareggiato riconoscendo l'importanza del ruolo pubblico e della responsabilità che ne deriva».
Scuse non accettate dalla Fondazione Milano-Cortina, che ha deciso di revocare il ruolo di tedoforo al protagonista di capolavori del cinema neorealista quali “Due cuori, una cappella”, “Prestami tua moglie” ma soprattutto l’immortale serie delle “Vacanze”: di Natale, sul Nilo, in India, e in particolare a Cortina. Questo per dire che si sta parlando di “Cipollino”, di un artigiano del cabaret che ha costruito la sua carriera su battute come quella espressa nell’intervista incriminata, non certo sull’interpretazione del Macbeth.
Una carriera che non poteva certo essere ignota a chi lo ha invitato a portare la torcia olimpica per qualche centinaio di metri sulla strada che sale a Cortina, luogo d’elezione di alcuni dei suoi film più famosi.
Anzi, a dirla tutta è stato scelto proprio per questo: per i suoi ruoli, che non possono quindi essere separati dalle sue battute. Grevi, sicuramente. In alcuni casi, come questo, talmente stantìe da non risultare più comiche come forse - forse - lo erano ai tempi.
Ma qui viene a galla la contraddizione: il ruolo di tedoforo è un onore che alla vigilia di queste Olimpiadi invernali è stato negato a fior di campioni e a fior di personaggi del mondo dello sport, dello spettacolo e della cultura che ne avrebbero avuto sicuramente diritto. È stato invece concesso a un produttore di battute grevi proprio in virtù delle sue battute: ma nel momento in cui ne produce una - l’ennesima - egli viene buttato giù dal treno con uno scatto d’indignazione probabilmente degno di miglior causa.
Di chi è l’errore più grave? Di “Cipollino” che fa il “Cipollino”, o di chi scambia “Cipollino” per un esteta e fine dicitore incoronandolo con l’alloro di Olimpia nell’illusione che di colpo si possa trasformare in Shakespeare?
Se mettessimo su una bilancia le due frasi antitetiche pronunciate da Boldi - quella sullo “sport preferito” e quella che riconosce «l'importanza del ruolo pubblico e della responsabilità che ne deriva» - quale è più pesante, importante, seria, degna di rilievo? Quale è meritevole di applausi, degna di un tedoforo? La risposta è scontata. Ma quanti tra coloro che hanno “un ruolo pubblico” l’hanno mai pronunciata, e soprattutto messa in pratica? Lo ha fatto “Cipollino”. E anche questa, a pensarci bene, è una battuta.
Ahinoi, triste.
Riproduzione riservata © il Nord Est





