I grandi fiumi d’Europa stremati dalla siccità: è la rottura di un patto millenario
Siamo fatti di acqua, viviamo con l’acqua e sull’acqua da sempre: il conto arriverà presto e, nel breve, possiamo solo limitarne gli effetti

La vita è un patto millenario con i fiumi. Siamo fatti di acqua, viviamo con l’acqua e sull’acqua da sempre, non a caso l’apostolo Giovanni ci dispone all’Apocalisse raccontando l’Eufrate prosciugato “per preparare la via ai re dell'Oriente”, atto centrale della caduta verso la fine definitiva della Storia.
Molti secoli più tardi il Nobel T.S. Eliot osserva nella secchezza dei rivi inglesi la decadenza morale del genere umano, vede le pietre e non l’acqua, proprio come succede adesso e non soltanto qui. Il clima è mutato al punto che piove poco e male, le estati trasformano le città in fornaci e i fiumi sono in magra se non asciutti, aridi e spietati profeti del patto tradito che parlano male di noi, violano le nostre esistenze e minacciano il nostro futuro.
La moto tedesca del ’44 ripescata a Budapest nel Danubio, fantasma di un passato terribile come i venti relitti nazisti riemersi a poca distanza, fa baccano mediatico e attira l’attenzione più del livello mai così basso del fiume presunto blu, dove il traffico delle lunghe navi commerciali che vanno e vengono fra il Mar Nero e il Mare del Nord è stato ridotto: le chiatte viaggiano alleggerite sino al 70 per cento, i carichi vanno su gomma con tempi e costi maggiori, per non parlare di inquinamento e traffico.
L’acqua è insufficiente, tanto che la Romania ha spento l’unica centrale nucleare mettendo in pericolo la produzione industriale e lanciando una maledizione all’economia. Langue anche il Po, il “dio Po” a sentire alcuni, talmente magro che faticherebbe a colmare le sacre ampolle degli adepti. A Torino quasi lo si traversa piedi; a Cremona ha una portata inferiore ai 200 metri cubi al secondo contro una media di 600, colpa dei laghi prealpini prosciugati che lo alimentano.
Il “Grande Fiume” di Giovannino Guareschi boccheggia all’unisono con gli italiani. Cento comuni fra Piemonte e Lombardia hanno avviato un approvvigionamento tramite autobotti per garantire le forniture domestiche. Dalla foce adriatica, l’acqua salata risale sino a oltre 25 chilometri rimodellando l’ecosistema.
Se non piove in fretta, e bene, l’agricoltura soffrirà e noi con lei. Mal comune, nessun gaudio, comunque. Il 95% dei tratti monitorati del Tamigi, l'85% del Reno e il 30 per cento del Rodano sono al minimo almeno dal 1992, anno dal quale opera il Sistema europeo di allerta alluvioni (Efas). La World Weather Attribution, istituzione legata all’Imperial College di Londra, stima che alla base della siccità c’è il cambiamento climatico, ma non come immaginiamo.
Posto che le precipitazioni non mostrano un chiaro calo a lungo termine, il problema è nell’aria che diventa più assetata per le temperature crescenti pertanto la siccità si manifesta più rapidamente. L’acqua che scende a valle reagisce di conseguenza e testimonia la barbara rottura del Patto fra i fiumi e l’uomo. Il 70 per cento delle aree irrigate patisce la sterilità diffusa (Agenzia Ue Ambiente).
Il conto arriverà presto e, nel breve, possiamo solo limitarne gli effetti. Mentre una parte della politica se la prende con “il fanatismo ecologico” di chi lancia gli allarmi, i fiumi rischiano di morire, proprio loro che rappresentano la misura della nostra vita attraverso l’acqua: il luogo dove siamo, il solo dove possiamo essere.
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