Come sta la sanità pubblica? Tra file e solitudine, l’attenzione economica scivola verso il privato
Non possiamo fare a ameno di occuparci della nostra salute, ma non è sempre facile: dalla «roulette» dei tempi d'attesa in pronto soccorso alla necessità di un sostegno concreto alle strutture pubbliche per evitare il sopravvento delle cliniche private.

Non possiamo fare a ameno di occuparci della nostra salute, ma non è sempre facile. Accade che l’attenzione economica scivoli dal pubblico al privato con conseguenze immaginabili: così viviamo ogni giorno con una crescente preoccupazione.
Ma la questione non si esaurisce in un lamento per lo scarso finanziamento della sanità, occorre entrare nel merito dell’esperienza che ciascuno di noi sta oggi pagando in prima persona, e chi si lamenta che ieri le cose andavano meglio non è un passatista, non parla a caso. Ricordo solo che il medico di base, quello che chiamavamo il dottore di famiglia e che oggi rimpiangiamo, sta diventando sempre meno visibile.
Un rapporto, che era decisivo per le famiglie, adesso sta riducendosi a veloci telefonate e alla produzione via mail di prescrizioni e di elenchi di medicine da farsi dare in farmacia, scontate e perfino gratuite. Intanto però le visite vere sono diventate rare e quasi sempre tutto si chiude lì con le pillole – magari tante – che ingurgiti la mattina senza sapere bene come e quanto possono davvero servire.
Pochi medici, spesso frettolosi, senza che si riesca a stabilire un vero rapporto, e ti accontenti del messaggio di un dipendente del tuo medico e non riesci, se non eccezionalmente, a guadagnarti una effettiva visita. Giustamente loro si lamentano di essere pochi e sommersi di lavoro: in via eccezionale, di conseguenza, si stabiliscono rapporti reali, o addirittura di amicizia, come un tempo spesso accadeva.
Poi, c’è l’ospedale, il pronto soccorso, le visite specialistiche e gli eventuali ricoveri. Non voglio annoiare il lettore con una descrizione di ciò che il malato può avere dalla sanità pubblica, da tutto quanto affianca gli eventuali ricoveri o le assistenze ambulatoriali, ciò che precede e segue un eventuale intervento chirurgico.
Ciascuno di noi avrebbe molto da raccontare, magari anche episodi positivi ma soprattutto esperienze stressanti, attese infinite, difficoltà di farsi dire con precisione come stanno le cose e che futuro prossimo dovremmo aspettarci.
È come giocare alla roulette: se esce il numero giusto, siamo felici, ma il punto è che non lo sappiamo mai davvero e che, quando ci allontaniamo dalla visita o dall’intervento, scende quasi subito una cortina di silenzio. Penso che ciascuno abbia una sua esperienza. La mia impressione, forse troppo pessimistica, è che, se hai un colpo di fortuna, hai vinto, superi la prova della sanità pubblica, ti è andata bene.
Ognuno di noi potrebbe raccontare la sua personale vicenda e non sarebbero tutti racconti positivi, perché l’impressione generale corrisponde a uno stare sospesi a un filo che può facilmente spezzarsi. Bisognerebbe, però, cercare di capire quanto questo rimanere “sospesi” (una sospensione che non decidiamo noi, ma che dipende dal mondo medico) è normale oppure deriva dal contesto e dalla sua organizzazione più o meno discutibile.
Il cosiddetto paziente propende per un cattivo funzionamento delle strutture alle quali ha dovuto rivolgersi? Si tratta di una valutazione che ciascuno può fare rispetto alla propria esperienza. Non è però difficile immaginare un risultato poco positivo di simile riscontro. E allora cerchiamo di confrontare questo esito con la “bontà” (chiamiamola così) dell’esperienza terapeutica che abbiamo appena attraversato. Mi rendo conto che l’operazione non è agevole, tuttavia dovremmo tentare di metterla in atto, perché solo così potremmo farci un’idea dei buchi e delle carenze della sanità pubblica.
Sarebbe una riflessione non facile né comoda da realizzare. Inutile? Direi di no: se fatta con attenzione, questa verifica ci direbbe molte cose e ci darebbe altrettanti suggerimenti sull’importanza da attribuire alla sanità pubblica. E sull’affidabilità che il pubblico potrebbe recuperare sul privato, un’affidabilità che appare ovvia sempre che la sanità pubblica venga opportunamente appoggiata e sostenuta. Il che, a tutt’oggi, accade poco. Dovrebbe, ma non avviene perché la sanità pubblica viene abbassata nel suo valore, non tanto da chi la pratica come medico ma soprattutto da chi dovrebbe servirsene come malato.
Fermiamoci, allora, su questo aspetto: perché la sanità pubblica, che offre garanzie molto maggiori a chi sta male, viene spesso evitata? Si tratta di riqualificarla, alimentando le maggiori potenzialità di cura che essa può sviluppare e garantire. Dovremmo sostenerla adeguatamente, evidenziare i vantaggi che può garantire ai malati rispetto alla sanità privata. Senza un simile sostegno la sanità pubblica continuerà ad apparire squalificata rispetto a quella privata.
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