Sondaggi in calo per Vannacci e piazze in subbuglio: le lezioni della politica per Meloni e la sinistra
L'effetto novità di Futuro Nazionale mostra la corda all'8%. La strategia di contenimento di FdI a destra e il rischio di rigetto per i cortei radicali dell'opposizione

Da alcuni eventi di queste giornate arrivano delle indicazioni alla politica italiana, a destra e a sinistra. Prendiamo le ultime rilevazioni dei sondaggi su Futuro nazionale che, facendo la media fra i vari istituti demoscopici, ha perso un punto di gradimento, e si attesta suppergiù intorno all’8%. “Tanta roba” ancora, come direbbero i più giovani, ma la percezione inevitabile – e corretta – è che la spinta propulsiva stia mostrando la corda e sia iniziata la decrescita (infelice per Vannacci). E pure questo era prevedibile (e, di nuovo, inevitabile); e proprio dalla battuta d’arresto sondaggistica – virtuale, va da sé, come lo sono i consensi fotografati dalle rilevazioni d’opinione – provengono una serie di messaggi interessanti per capire quanto sta accadendo.
Tutta una parte dell’elettorato italiano presenta una spiccata propensione nuovista, da cui il successo che incontrano quasi immancabilmente le offerte partitiche “nuove di pacca”, spinte dal circuito comunicativo e mediatico. Ma l’effetto novità (nella fattispecie, quello del «c’è un nuovo sceriffo in città») risulta necessariamente destinato, prima o poi, a esaurirsi; ed è precisamente quanto sta avvenendo ora, anche perché nel partito personale vannacciano il gruppo dirigente, già solcato da polemiche e fuoriuscite, di nuovo ha ben poco, rivelandosi invece raccogliticcio e nella gran parte dei casi contraddistinto da un passato in altre formazioni. Per continuare a stare al centro dell’attenzione e calcare le scene, l’ex generale ha così scommesso sul frame della “provocazione permanente” che, però, a un determinato momento smette di essere percepito come rottura e si trasforma in routine. È l’effetto saturazione, il cui aggiramento richiede la costruzione di un’agenda di policy solida, con proposte innanzitutto di politica economica, che farebbero peraltro perdere un po’ dei tratti dell’outsider di rottura. E, nel frattempo, è scattata da parte di FdI l’operazione di “contenimento a destra” in materia di sicurezza e ordine pubblico, su cui il destracentro di governo e Giorgia Meloni in primis giocheranno gran parte della campagna elettorale ostentando i muscoli.
E qui veniamo alle “lezioni per la sinistra” di questi giorni. Fatto salvo che il diritto di manifestare su temi come il caro vita e la difficoltà di trovare una casa è non solo legittimo ma sacrosanto, quando la protesta sociale mescola troppi piani (come la questione propal) o viene percepita prevalentemente come disagio logistico, insorgenza nichilista e violenta e liturgia conflittuale fine a sé stessa si genera un potenziale effetto di rigetto. Davanti a piazze avvertite come massimaliste o divisive, il cittadino medio rischia il rifiuto in toto. Un sentimento che non va liquidato come una richiesta di autoritarismo, ma deve essere assunto quale espressione di un’insofferenza e di un “desiderio di normalità” (vale per l’Italia come per la Francia, dove la maggioranza silenziosa è de facto conservatrice o, quanto meno, assai moderata). E bene farebbe, pertanto, una sinistra desiderosa di vincere le prossime elezioni a non farsi prendere da una predilezione “estetica” per il corteo a oltranza, anche perché le giovani generazioni in piazza non rappresentano affatto un elettorato garantito.
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