Il mostro in prima pagina e la furia della politica: il caso Siher riaccende la bufera sui giudici

Dall'arresto alla scarcerazione lampo: la riflessione sul confine tra idee criticabili, reati di opinione e rispetto per l'autonomia della magistratura

Franco Del Campo

Il “mostro” è stato sbattuto anche stavolta in prima pagina. Ma attenzione, il problema non è questo, nonostante la nostra storica esperienza su questa deformazione della comunicazione mediatica, politica e giudiziaria, da Girolimoni a Valpreda e a molti altri, ma esattamente il contrario.

In effetti anche questa volta il “mostro” sbattuto in prima pagina è quasi perfetto. Alto, magro, il viso lungo e affilato, con baffetti e barbetta... equivoci. E poi è musulmano, cittadino italiano di “seconda generazione”, che ormai è un marchio di infamia per migliaia di giovani italiani che così si sentono rifiutati ed emarginati.

Ma lui, il “mostro”, Youssef Siher, è anche colto, intelligente, laureato, e quindi molto più inquietante. Come se non bastasse, ha anche pubblicato sui social dei commenti positivi sull’orribile strage di Hamas il 7 ottobre 2023, quando centinaia di israeliani, di tutte le età, furono massacrati, violentati, torturati e uccisi. E così è stato accusato e arrestato per quello che ha scritto sul canale “Movimento 17 ottobre”, attorno alle manifestazioni, in gran parte pacifiche degli studenti, che sono state macchiate dalle violenze di più di qualche centinaio di incappucciati che hanno rotto vetrine, rubato e si sono scontrati con le forze di polizia, evidentemente schierati a Milano in numero insufficiente.

Le sue opinioni sono a tratti violente e anche volgari: «Lo Stato ci piscia addosso e i media ci fanno credere che piove». Dopo un’accusa e un arresto un po’ frettoloso è stato scarcerato altrettanto rapidamente dalla gip di turno, perché non c’era traccia, nei suoi post, di «istigazione a delinquere», e soprattutto - aspetto fondamentale - aveva scritto i suoi commenti dopo, e non prima del famigerato 17 ottobre, quindi non ci poteva essere la successione logica di causa-effetto dell’istigazione.

I suoi scritti, per quanto possiamo considerarli criticabili e sbagliati, sono stati “effetto” dei disordini e non il contrario. E così la gip lo ha scarcerato, a norma di legge.

E invece no: vergogna. La nostra presidente del Consiglio, in un breve messaggio video, si è scagliata contro questa decisione della gip e ha sentenziato: vergogna. Youssef Siher può starci francamente antipatico, possiamo detestare le sue idee, ma è la magistratura deve valutare i fatti e così dopo il fermo su disposizione della Procura di Milano, la giudice per le indagini preliminari - come suo dovere - non ha convalidato l’arresto perché «non sussistono gravi indizi di colpevolezza».

Forse non è irrilevante sottolineare che due magistrati, pur appartenendo allo stesso ordine, hanno preso decisioni diverse, e quindi si conferma il buon senso del No referendario alla separazione delle carriere, ma il problema è un altro e non è irrilevante. Sarà, ancora una volta, la magistratura a stabilire innocenza o colpevolezza di Youssef Siher, ma non se è più o meno antipatico e fastidioso con le sue idee.

Però è davvero inaudito, anche se sempre meno nell’era di Trump, che la presidente del Consiglio si scagli con tale veemenza contro una magistrata che sta facendo il suo lavoro. Epperò, dicono in molti, quella magistrata aveva firmato un appello “ProPal”. In realtà la gip ha siglato, assieme ad altri 3135 giuristi, fra magistrati, avvocati, professori universitari e altri studiosi del diritto, un appello per «il rispetto del diritto internazionale per la tutela dei diritti umani e la persecuzione dei crimini contro l'umanità». Sembrano principi sacrosanti, che tutti dovrebbero condividere, compresa la nostra presidente del Consiglio e governo al seguito. Ma da noi, a proposito di «fare come in Francia», Montesquieu, che “predicava” da divisione dei poteri, non è ancora di moda.

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