La legge elettorale e il ritorno dei “cacicchi”

Con il nuovo sistema diventa centrale il ruolo dei “mister preferenze”. In pole position ci sono dunque i big che hanno già un proprio bacino elettorale

Carlo BertiniCarlo Bertini
Il sindaco di Salerno Vincenzo De Luca
Il sindaco di Salerno Vincenzo De Luca

A parte il Campione veneto, Luca Zaia, gli altri governatori del Carroccio, in carica fino al 2028 - Massimiliano Fedriga, Attilio Fontana, Massimo Fugatti - andranno convinti uno ad uno. Come i presidenti Eugenio Giani e Michele De Pascale del Pd.

Un altro recordman di preferenze, Nicola Zingaretti, di stanza a Bruxelles, pare invece non veda l’ora di tornare a Roma, al contrario del compagno Dario Nardella, coperto di voti nella sua Firenze. Due partiti ed una manciata di figure note e popolari, da corteggiare per convincerle a candidarsi portando voti sicuri alla casa madre.

La capacità di resuscitare quei “cacicchi” che Elly Schlein voleva rottamare è poi plasticamente dimostrata dalla corte che Matteo Renzi sta facendo a don Vincenzo De Luca, imperatore della Campania e ora per la quinta (quinta!) volta re della sua Salerno.

Una figura racchiude tutte le doti - carisma, popolarità, arte di amministrare – indispensabili per la gestione del consenso. Inossidabili nei loro territori, presto proiettati sugli schermi nazionali.

Ma dietro i vip, dietro ex presidenti di regione e governatori che termineranno il mandato in sincronia con le elezioni politiche, insomma dietro i pezzi forti, ci sono i nomi meno conosciuti, i “mister preferenze”, consiglieri regionali come Giancarlo Righini di Fdi, 38 mila suffragi nel Lazio, Daniele Leodori, segretario regionale del Pd, 22 mila preferenze, o Mario Casillo del Pd, 41 mila in Campania; Paolo Pagliaro di Fdi, 33 mila in Puglia. E ancora: Gianluca Gallo di Forza Italia, record in Calabria con 30 mila voti solo a Cosenza.

Sono quelli che faranno la differenza, quasi tutti assiepati nelle regioni (dove i consiglieri sono scelti dai cittadini) o a capo di decine di comuni. Capaci tra pochi mesi, quando sarà il momento di scrivere sei nomi dietro i capilista nei vari collegi, di ridisegnare da zero l’emiciclo delle due camere: scalzando dallo scranno gli eletti con le liste bloccate del Rosatellum, falcidiati malgrado le rassicurazioni dei vari leader.

I quali hanno votato in silenzio lo “stabilucum” per scongiurare elezioni anticipate che avrebbero tolto loro anche il vitalizio minimo che spetta ai neo eletti di prima nomina.

Perché se la somma fa il totale e se è vero come ha calcolato You Trend che più del 40 per cento del nuovo parlamento sarà eletto con le preferenze, allora sarà tutta una corsa a schierare i cavalieri con la bisaccia piena di suffragi ed usi alle clientele.

A parte i capilista decisi dalle segreterie dei partiti, gli altri dovranno essere cacciatori di voti pronti a tutto: cene, manifesti elettorali, volantini, campagne porta a porta, podcast, reel su Instagram. Tutto può far brodo per battere il fratello-avversario vicino di lista.

Dispiegando energie e risorse, senza però nessuna certezza di farcela, specie se si è al terzo o quarto posto della lista, in un territorio dove si sa che di quel partito la spunteranno al massimo in due

Per questo sono in pole position quelli che hanno già un loro bacino elettorale dove pescare, che dispongono del cosiddetto “pacchetto di voti”. Dunque alla fine, nel prossimo parlamento, tutti i partiti saranno invasi da figure potenti: al pari, se non di più, di ministri e sottosegretari.

 

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