Scommesse pericolose sulla pelle dei cittadini

Con l’aria geoeconomica brutta che tira sarebbe più adeguato concedere che siamo a un passo da grossi guai e assicurare il massimo impegno per uscirne interi. Invece si accendono i fumogeni della politica e si promettono portenti quasi impossibili

Marco ZatterinMarco Zatterin
La presidente del Consiglio Giorgia Meloni
La presidente del Consiglio Giorgia Meloni

Scommettere non è di per sé una brutta cosa, può essere un gioco senza conseguenze, a patto che non ci si basi su dinamiche inique e non si violi il principio di giustizia verso il prossimo.

La faccenda è più complessa quando l’azzardo lo compie un governo, puntando su eventi che potrebbero facilmente non realizzarsi e creando le premesse perché a pagare, se le cose non andassero come indicato, sia la collettività.

Per questo chi tiene le redini di un Paese non dovrebbe prendere rischi eccessivi. Perché alla fine il conto arriva ai cittadini, categoria povera di strumenti per rivalersi dagli effetti funesti di calcoli errati o esagerati ad arte per fini non direttamente produttivi. Il documento di bilancio 2027 contiene parecchie scommesse.

L’esecutivo Meloni, anche per ragioni congiunturali non dipendenti dal suo operato o dalla sua volontà, ha le tasche vuote, cerca miliardi dove può (non sempre dove deve) e “vende” al pubblico la flessibilità europea come se non fosse debito e fosse gratis.

In un contesto mondiale a bassa lena, con inflazione rovente e tassi in salita, si deve - come dice bene il ministro Giorgetti e al contrario di quanto professano alcuni Soloni più radicali - evitare di scardinare il budget, perché ciò farebbe salire ancora il prezzo per finanziare il primo debito europeo.

A bocce ferme, prevede la Corte dei Conti, “la spesa per interessi è prevista in forte ascesa - oltre 20 miliardi nel 2027/29 - a causa dell'aumento dello stock e della relativa onerosità”. Se poi lo scenario mondiale dovesse aggravarsi, andrebbe pure peggio. Il governo pensa anzitutto a trovare i mezzi per arredare l’ultima manovra prima delle elezioni e consolidare attraverso di essa il consenso.

Una mossa è stata prevedere la crescita 2026 all’1% e quella del 2027 allo 0,8, prospettive troppo fiduciose per parte degli analisti. Il Fmi sottolinea la difficoltà del momento - causa Iran, Energia, inflazione, Ucraina etc. - e si ferma due decimi più in basso, alzando il valore della frazione deficit/Pil e assottigliando gli spazi di spesa, virtuosi e no. «Testo interlocutorio - avverte la Corte dei Conti -. Senza una vera e propria programmazione».

«Stime ottimistiche nel 2028-29», aggiunge l’Ufficio parlamentare di bilancio che però vede il Pil all’1,1% in dicembre. Quindi parla di “sviluppo indebolito” dal venir meno del Pnrr, peso degli interessi in ascesa, “manovra senza margini” nel 2027. Mentre Banca d’Italia rileva che l’economia tiene, sebbene «l’incertezza rimanga elevata»: chiede pertanto equilibrio di cassa, stima che una buona congiuntura ci sarà con una minore inflazione e certifica che la pressione fiscale è ai massimi dal 2016 (42,9%).

Con l’aria geoeconomica brutta che tira, globale e nazionale, sarebbe più adeguato concedere che siamo a un passo da grossi guai e assicurare il massimo impegno per uscirne interi. Invece si accendono i fumogeni della politica e si promettono portenti quasi impossibili, facendo leva sul fatto che il voto sarà prima della resa dei conti (pubblici). Se andrà male, il governo resterà comunque in carica e i cittadini, non avendo possibilità di dimettersi da italiani, affronteranno la dolorosa, perché così è scritto, amara verità. Già vista in una Repubblica fondata idealmente sul lavoro ma soprattutto sulla memoria corta.

 

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