Il mago Bibi resiste ancora: le urne israeliane consegnano il Paese all’incertezza

Senza i 61 seggi per governare, Netanyahu punta alla trattativa ad oltranza o al fatto compiuto per mantenere la guida di Israele

Renzo GuoloRenzo Guolo

Netanyahu rimane al centro della scena. Nelle elezioni israeliane al “ mago” Bibi riesce, ancora una volta, il miracolo: non solo il Likud resta il primo partito, ma anche la coalizione di destra è davanti all’opposizione. A dimostrazione che larga parte del paese ritiene sicurezza e “ lotta per l’esistenza” le questioni chiave. Linea che fa premio su tutto, comprese le responsabilità del premier per non aver impedito l’attacco del 7 ottobre e aver costretto Israele a un crescente isolamento internazionale per le modalità distruttive con cui ha condotto la guerra a Gaza e innescato l’attacco all’Iran.

Dalle urne, però, non esce una maggioranza. Il sistema elettorale , un proporzionale con soglia di sbarramento bassa, non consente al premier di giungere ai 61 seggi che gli consentirebbero di governare senza dipendere da forze non incluse nel suo schieramento o da parlamentari transfughi . La destra si ferma a 53 seggi. L’opposizione , guidata dal centrista Eisenkot, ottiene a sua volta 48 seggi. Un governo di minoranza guidato da Bibi, sostenuto di volta in volta da membri della Knesset divenuti malleabili in cambio di provvedimenti settoriali, potrebbe essere la scelta per tenere in piedi l’attuale maggioranza,. Anche perché, come è prassi, almeno in prima battuta, Herzog dovrebbe dare l’incarico di formare il governo al leader del partito più votato: dunque a Netanyahu. Il presidente pare auspicare un governo di unità nazionale, che tarperebbe le ali alle estreme, ipotesi respinta, proprio per questo, dall’estrema destra nazional-religiosa e messianica di Ben -Gvir e Smotrich. Quanto a Eisenkot sa bene che imbrigliare il “ mago” nella veste di premier sarebbe impresa ardua.

In realtà, l’opposizione dispone, almeno teoricamente, di una carta per disarcionare l’immarcescibile leader del Likud: aprire ai partiti arabi che, grazie a una mobilitazione senza precedenti dei loro elettori , oggetto di pesanti e delegittimanti accuse da parte del partito del premier, hanno conquistato 19 seggi. Opzione, caldeggiata dal leader dei democratici Golan, ma non condivisa dal resto della coalizione che si contrappone a Bibi. I partiti arabo-israeliani sarebbero disponibili a dare un sostegno esterno a Eisenkot, purché il suo governo cessi di far sentire gli arabo-israeliani cittadini di serie b e riprenda il processo negoziale con l’Anp destinato, almeno in prospettiva, a dare ossigeno alla proposta dei “ due stati”, ridotta all’asfissia dalla politica di Netanyahu e dei suoi alleati.

Iin attesa dello scrutinio del residuo voto postale, l’incertezza domina. Il rischio , come sempre, è che Netanyahu, teorico della politica del fatto compiuto, sparigli il gioco. E, insieme all’America di Trump, attacchi l’Iran dopo le elezioni di midterm. La reazione di Teheran, destinata a incendiare il Golfo e i mercati mondiali, obbligherebbe la politica israeliana a un riflesso unitario, consegnando ancora una volta il controllo del gioco a Bibi.

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