La lezione di Ceuta e la trappola di Schengen: quando la politica soffoca la libera circolazione
Dalla guerra ibrida ai disservizi ai confini: le scelte muscolari sulla migrazione che compromettono le conquiste europee

Ciò che resta della crisi di Ceuta è qualche migliaio di migranti spiaggiati nell’exclave spagnola, un torbido girone di bisticci transnazionali da campagna elettorale sulle regole Ue e un futile braccio di ferro che rovina il dono della libera circolazione europea per spagnoli e italiani.
Domenica sarà passato un mese, trenta giorni da che i notiziari traboccavano di notizie, analisi e allarmi su quella che, con ogni probabilità, è stata una esercitazione di guerra ibrida concepita per sondare la tenuta dell’Unione e vedere l’effetto che fa.
Il peggio non è successo, nessuna invasione e del resto non poteva esserci, visto che Ceuta è stata saggiamente blindata dai legislatori comunitari. Oltre le comprensibili proteste dei residenti prevale il silenzio, anche sull’inutile sospensione di Schengen decisa dall’Italia per punire una Spagna che non ha particolari colpe e ancora lì a ricordarci che basta poco per rovinare il lavoro di anni.
Riassumiamo. Il 30 luglio scorso almeno 70 mila persone sfondano il confine a Ceuta, centro urbano del Nord Africa senza frontiere di terra con l’Europa che Madrid amministra dal 1668. L’onda è fomentata via Internet, quasi certamente dal Marocco, probabilmente da altri disturbatori, i russi ad esempio. Non è provato che Trump sia stato coinvolto, anche se il caos comunitario manda sempre in sollucchero il tycoon.
Il governo del socialista Sanchez ha arrestato il flusso e rimpatriato la stragrande maggioranza dei migranti eseguendo le disposizioni comuni a dodici stelle. Per ragioni di politica interna, Roma ha sospeso Schengen con la Spagna paventando un’epocale calata di irregolari dalle nostre parti. Il governo iberico ha risposto per le rime a Palazzo Chigi.
Nel frattempo, irritate dalle mosse italiane, numerose capitali dell’Unione hanno cominciato ad attuare alla lettera le norme Ue sulla migrazione (approvate anche dal nostro esecutivo) e hanno preso a rispedirci gli irregolari passati per le amate sponde. Ne hanno diritto ma questo rende le relazioni più tese. L’Europa vacilla ulteriormente, e qui siamo. Le conquiste acquisite vengono messe in dubbio.
Una buona convivenza ha bisogno di principi giuridici equilibrati e del loro rispetto. Nel caso dell’Europa e dei migranti, le norme in vigore sono state scritte e adottate da governi e parlamenti nazionali. Il Patto sull’Asilo attribuisce ai Paesi di primo ingresso la responsabilità dei controlli in cambio di finanziamenti, assistenza e redistribuzione. Non è uno schema perfetto, tuttavia se fosse applicato da tutti potrebbe dare dei frutti. Al contrario, fare le scenate e sospendere la libera circolazione inseguendo un pugno di voti complica solo il vivere insieme.
È saggio che le frontiere restino aperte coi partner certificati e, come ha sottolineato il sindaco di Trieste, avrebbe senso mettere più agenti a garantire la sicurezza nelle città che non a vigilare su confini che stanno bene come stanno. Meglio ripristinare Schengen se non in casi davvero straordinari, ripartire dai suoi benefici, distendere le relazioni fra gli europei per il vantaggio di tutti. E poi lavorare sulle cose serie e importanti, categoria in cui l’invasione dell’Europa da Ceuta è difficile da contemplare.
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