La doppia mossa del governo e il rebus elezioni

Sul taglio delle accise la filosofia potrebbe essere quella di tutelare solo le fasce più deboli. Probabile che la proroga sarà di breve periodo

Francesco MorosiniFrancesco Morosini
La premier Giorgia Meloni
La premier Giorgia Meloni

Il costo dei carburanti preoccupa le famiglie. Simbolicamente è il diesel in autostrada, ora, ad aver superato perfino la soglia dei 3 euro al litro. È un’eccezione. Ma ovunque i costi di benzina e gasolio, pur se tuttora lontani da questo limite, sono in tensione. Infatti, i prezzi medi rilevati dal Ministero Imprese e del Made in Italy (Mimit) superano sempre i 2 euro al litro. Il paradosso è che il prezzo del petrolio, nonostante la minaccia di un blocco totale di Hormuz, è invece tranquillo. Peccato che ai distributori le cose vadano diversamente.

Dipende dal fatto che il mercato del petrolio e quello dei derivati dalla sua raffinazione sono due mercati distinti. Ed è quest’ultimo che conta per le famiglie perché è il prezzo della benzina e del gasolio ad incidere sui loro bilanci.

Peraltro i consumatori notano che quando sale il prezzo del petrolio quelli dei suoi derivati si adeguano immediatamente; invece nel caso opposto sono vischiosi per poi scendere piano (come una piuma nel gergo degli esperti). L’osservazione è corretta. Nello specifico capita a causa delle varie guerre che ne condizionano l’offerta.

Come quella iraniana che sottrae disponibilità di benzina perché Teheran, che già di suo ha limitate capacità di raffinazione, ne ha aumentato l’import per effetto dei danni bellici. Di recente altrettanto fa Mosca. La conseguenza è che i prezzi di benzina e gasolio, i derivati richiesti dalle famiglie, possono divergere, ora all’insù, da quello della materia prima. È questo loro aumento che preoccupa le Autorità politiche.

Vale pure per il governo che già il 23 agosto è intervenuto per posticipare il taglio delle accise a oggi. Si tratta di due giorni finanziati con l’extragettito dell’Iva determinato dall’incremento su base mensile del prezzo del petrolio. Contabilmente è una partita di giro; ma in termini politici è azione consensuale. Ora nuovamente il Consiglio dei Ministri è chiamato a deliberare. Ovviamente, assunto come dato il costo industriale di benzina e gasolio, il governo agirà sul loro prezzo ricorrendo alla leva fiscale.

È possibile che l’esecutivo voglia intervenire in due momenti distinti. Nel primo mettendo in campo un’ulteriore proroga delle accise (in vigore il 28 luglio 2026) come “provvedimento ponte” per poi arrivare ad azioni più mirate. La filosofia potrebbe essere quella di tutelare solo le fasce più deboli e dunque più esposte all’impatto dei prezzi energetici.

È facile prevedere che comunque la proroga iniziale sarà di breve periodo, forse solo il tempo per coprire il controesodo di fine mese. Poi potrebbero esserci i provvedimenti tutori per specifiche fasce. Cosa rischiosa politicamente perché lascerebbe il ceto medio in balia dei prezzi e il suo voto preda degli avversari del governo. Si vedrà. Resta che gli economisti, peraltro esentati dal dover vincere elezioni, diffidano di prezzi forzati al ribasso perché mascherano, se i prezzi crescono, la necessità di contenerne l’uso.

 

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