Il generale ruvido e la questione femminile
Quella di Vannacci è una scelta di segmentazione elettorale oltre che identitaria: un rifiuto della visione illuministica e delle conquiste della modernità

È un crescendo. La “vera destra” di Futuro nazionale sforna a ciclo continuo le sue ricette sul mondo femminile, con il relativo contorno di polemiche. E, si può dire senza ombra di dubbio, anche queste ultime ricercate deliberatamente dal provocatore Roberto Vannacci, il quale sta inseguendo – con ottimi risultati sotto il profilo dei sondaggi – visibilità e consensi proprio per mezzo di un posizionamento propagandistico sempre più urlato e radicale.
Alcune di queste “ide(on)e” erano già contenute all’interno del suo manifesto-bestseller “Il mondo al contrario” del 2023, e ora stanno tutte scritte nero su bianco nel programma “futurista”, ma vengono “rilasciate” nel discorso pubblico a ondate, come se si trattasse di contenuti virali per i social. E, in effetti, soprattutto a questa funzione comunicativa adempiono.
Così il tema del controllo del corpo delle donne torna al centro del dibattito, all’insegna del medesimo format dicotomico che sorregge l’impianto politico-culturale rétro ed estremista di Fn: da un lato, c’è l’«ordine naturale» delle cose, dall’altro la (presunta) «deriva progressista» o il fantasma del cosiddetto gender.
In questo schema, qualsiasi spinta verso la parità salariale, il rafforzamento dell’autonomia lavorativa femminile o il libero esercizio dell’autodeterminazione viene liquidata alla stregua di un orpello ideologico o, peggio, come una minaccia alla tenuta della famiglia tradizionale.
C’è lo slogan del «patriarcato mediterraneo», elaborato dall’intellettuale vannacciano di riferimento (e già leghista), che sembra fare il verso alle tesi ottocentesche sul matriarcato dello storico e antropologo Johann Jakob Bachofen. C’è la negazione della specificità del femminicidio. E quella del diritto all’aborto, con parziale retromarcia dello stesso leader che ha successivamente dichiarato di non voler cancellare la legge 194, dando un po’ l’impressione di fare il gioco delle tre carte.
Nel programma di Futuro nazionale, la questione femminile viene così costantemente esaurita all’interno della sola sfera della maternità e della logica della denatalità (tema reale quest’ultimo, naturalmente, ma giocato qui in chiave strumentale). Un frame narrativo tanto efficace sotto il profilo propagandistico quanto regressivo e neoreazionario sotto quello dei diritti individuali e sociali.
La donna torna a essere l’«angelo del focolare» versione 2.0, inglobata in un dispositivo sociale per il quale il suo valore collettivo viene misurato in primo luogo sulla base della capacità generativa e della funzione di custode del focolare (e della “stirpe”).
È il modello tradizionalista della tradwife, per usare un’espressione centrale nel lessico trumpista; e, infatti, l’aggressiva e ruvida comunicazione politica vannacciana – alquanto efficace e performativa – risulta debitrice sotto vari profili dell’alt right americana, e si rivolge al “maschio bianco adulto” in crisi di significato che si sente negletto e travolto dall’evoluzione dei tempi (il forgotten man).
Una scelta di segmentazione elettorale, oltre che identitaria, giustappunto, molto precisa. E un rifiuto della visione illuministica e delle conquiste della modernità che ci riporta clamorosamente (e drammaticamente) all’indietro.
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