Il boomerang dell’assenza di una condanna

La violenza nelle piazze può creare non pochi problemi ai leader del campo largo. Il Pd avrebbe dovuto mostrarsi dalla parte opposta rispetto all’estremismo radicale

Carlo BertiniCarlo Bertini
La segretaria del Pd Elly Schlein
La segretaria del Pd Elly Schlein

«Ai tempi del Maggio parigino, in Francia, dopo le proteste di piazza, perse la gauche e vinse De Gaulle, valorizzando la paura del caos». Davvero ci voleva l’esperienza di un democristiano di lungo corso come Clemente Mastella, per ricordare domenica a Schlein, Conte e compagni, quanto l’esplosione di violenza nelle piazze possa rivelarsi un boomerang per la sinistra?

O i leader del mitico “campo largo” potevano arrivarci da soli, visto che la cultura non gli difetta? Perché, a scorrere le parole di commento agli scontri e alle devastazioni, non sembra vi sia piena cognizione di causa di quanto questo clima, in un anno elettorale, possa danneggiarli.

Ai tempi del Pci e della Cgil, i due segretari Enrico Berlinguer e Luciano Lama, che vantavano milioni di iscritti tra le classi operaie, lo avevano ben capito al punto da essere contrastati entrambi duramente dagli estremisti di sinistra in due episodi-simbolo rimasti agli annali delle cronache, a Torino e Roma.

Oggi il verbo dei leader di opposizione sembra seguire spinte più superficiali e potenzialmente autolesionistiche. Giusto convocare una manifestazione unitaria del centrosinistra che sembra inseguire le proteste e che si presterà magari a incursioni di black bloc nel corteo?

Dire come fa Conte che non si devono spendere soldi in armi per Kiev togliendoli alla sanità, non è una mistificazione pericolosa? Davvero si fa mostra di essere europeisti convinti, quale si fregia di essere Schlein, non andando mai a Kiev e sostenendo che accanto al sostegno all’Ucraina serve un’azione diplomatica dell’Europa?

Ben sapendo che Putin non vuole trattare con nessuno se non con Trump? Non si dà l’idea che stiamo diventando un paese guerrafondaio, cosa lontana dall’esser vera? Ecco, dopo quanto avvenuto nelle strade italiane, dopo i video scioccanti, una sola strada era possibile percorrere, per chi ha nel suo dna come primo comandamento la difesa delle istituzioni democratiche: evitare di farsi appioppare lo stigma di chi soffia sul fuoco con una ferma condanna alle violenze, tale da restituire l’immagine di un Pd collocato dalla parte opposta a quella dell’estremismo radicale.

Certo, una condanna condita da una diffida al governo a strumentalizzare la protesta di chi soffre disagi causati dalle politiche di chi tiene le redini del paese. Ma se la condanna c’è stata, toni e argomenti in questi frangenti sono decisivi.

Ecco quelli usati dalla leader del Pd, in una sede solenne come l’assemblea nazionale del partito da cui ha lanciato la sua candidatura alla premiership del paese: “Gli italiani che oggi sono in piazza sono più poveri e più incazzati di ieri e non vanno criminalizzati. Noi condanniamo i delinquenti, ma non li usino per coprire proteste pacifiche”.

Hanno buon gioco dunque i dioscuri di Giorgia Meloni a replicare, come fa Donzelli, che “le parole di Elly Schlein sono benzina sul fuoco. Invece di attaccare i violenti, attacca chi critica i violenti”.

E quando il sindaco Sala protesta per la carenza di agenti per controllare piazza Duomo a Milano, fa presto il ministro dell’Interno Piantendosi a bollare il suo come “il solito riflesso istintivo di una certa sinistra radical chic”. Ecco dunque che il pranzo alla destra è servito.

 

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