Il Campo largo in cerca di un leader
La competizione naturale è già iniziata: ma resta aperta la terza via di una leadership esterna ai partiti tradizionali

La campagna elettorale per le elezioni politiche del 2027 è già saldamente in corso, con il prequel dell’imminente referendum costituzionale del 22-23 marzo di quest’anno.
Il Campo largo è in fermento; nascono nuove correnti, i micronotabili cercano soluzioni per farsi confermare nelle future liste parlamentari, convegni e assemblee si affastellano in giro per l’Italia. Tutto molto bello, tutto molto interessante, resta però una domanda: il capo chi lo fa? Per il centrosinistra sembra un dettaglio, ma forse è solo una posa, forse è solo finzione; magari c’è imbarazzo perché si vuole spingere la notte più in là, fino alla risposta che inevitabilmente dovrà arrivare.
Un capo serve perché serve qualcuno che possa guidare il governo in caso di vittoria del Campo largo. La competizione naturale è già iniziata, va da sé.
Tra i possibili aspiranti leader, c’è la segretaria del Partito democratico, Elly Schlein, che a Napoli, ospite del convegno organizzato dal neo schleiniano Stefano Bonaccini, ha rivendicato: «Il partito non è mai stato così unito dalla sua nascita».
Schlein in questi tre anni ha normalizzato il dibattito pubblico del Pd, il che non è necessariamente un bene. Un risultato comunque l’ha ottenuto: il controcanto che ha sempre accompagnato il segretario di turno del Pd da quando c’è lei alla guida non si è udito.
Problemi del genere, invece, non li ha un altro aspirante capo: Giuseppe Conte.
A parte l’ininfluente Chiara Appendino, già sindaca di Torino, Conte può preparare la sfida agli alleati, se non direttamente a Meloni. Nel duello con il resto della coalizione, il leader del Movimento 5 stelle ha già individuato alcune linee di frattura per smarcarsi dagli alleati: la politica estera, con la sua linea da pacifista irenico, e la sicurezza, memore forse dei decreti già cari alla Lega ai tempi del Conte 1.
Il capo dei Cinque Stelle sembra esercitare, stando ai sondaggi, un sorprendente magnetismo nei confronti dell’elettorato di sinistra e il Pd, in questi anni, lo ha senz’altro aiutato, garantendogli fra le altre cose posti di rilievo in Regioni – solitamente avare di consensi per il M5s – dopo le ultime tornate elettorali.
Resta però ancora aperta la terza via: una leadership esterna ai partiti tradizionali, cosiddetta civica. Anche in questa porzione del Campo largo le iniziative non mancano.
Adesso persino l’ex ministro Vincenzo Spadafora si è inventato un’associazione, l’ha chiamata Primavera, con l’obiettivo di rifare qualcosa che assomigli alla Margherita (o forse all’Asinello?).
All’inaugurazione, a Roma, c’era anche la sindaca di Genova, Silvia Salis. Ancora non abbiamo capito se sappia amministrare la sua città, ma intanto lei ha capito che la via della politica passa anche attraverso un’ottima gestione comunicativa. E di lei per ora infatti si dice che in tv funziona molto, che parla bene, che è competitiva perché è una ex sportiva e questo per fare politica è necessario, eccetera eccetera.
Di politica, insomma, ancora non si parla, ma magari un giorno sì, insieme al momento in cui il centrosinistra dovrà scegliere una guida.
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