Popvi, sindacati: "Sì alla discontinuità al vertice". Pugno di ferro sugli esuberi

VICENZA. Sì all'avvicendamento al vertice in Banca Popolare di Vicenza. I sindacati appoggiano il ricambio e la possibile uscita di Gianni Zonin dopo un ventennio di reggenza della banca. Un exit che potrebbe concretizzarsi entro metà novembre. Al suo posto, dovrebbe entrare Stefano Dolcetta con un mandato da 'traghettatore' fino alla prossima assemblea dei soci per la trasformazione in Spa. Dolcetta è un noto imprenditore vicentino, ai vertici della Fiamm, oggi anche vicepresidente di Confindustria nazionale.
"Vogliamo una persona autorevole che possa dare fiducia non solo ai dipendenti ma soprattutto a clienti ed azionisti" spiega Denis Sbrissa della Fisac Cgil della Popolare vicentina. "Siamo favorevoli a un avvicendamento perché pensiamo che sia quanto mai necessario un segnale di discontinuità rispetto al passato” precisa Giuliano Xausa segretario nazionale della Fabi.
Mercoledì 28 ottobre si è svolto a Vicenza il primo incontro Banca-sindacati per la definizione delle modalità operative con cui attuare il piano industriale 2015-20 che prevede quasi 600 esuberi, di cui 300 da smaltire entro il primo gennaio 2016 e i restanti entro il 2020, oltre alla chiusura di 150 sportelli.
“I 300 esuberi dichiarati dall’azienda entro il 2016 sono inaccettabili e si tradurrebbero soltanto in un impoverimento dei servizi della banca sul territorio. Per questo vanno ridimensionati – precisa Xausa - Le eventuali uscite dei lavoratori dovranno essere negoziate solo su base volontaria e incentivata e la mobilità territoriale contenuta il più possibile”. “Chiediamo, infine”, ha detto Xausa, “una riduzione delle collaborazioni esterne e delle consulenze e che le nuove assunzioni proposte dall’azienda servano realmente a dare un’occupazione stabile ai giovani.
Anche la Cgil concorda: " Ci hanno presentato un'informativa a nostro avviso lacunosa specie sul futuro della nostra banca. Non abbiamo ancora certezza sulle esternalizzazioni: si parla di 150 persone su servizi bancari ma non sono state definite le tempistiche – chiarisce Sbrissa -. Esternalizzazioni - precisa - che noi abbiamo completamente rigettato come sindacato". La Cgil ha chiesto anche di chiarire nel dettagli gli esuberi, specificando che ci "sono anche altre strade per il taglio dei costi" quella per esempio che va a incidere su "un management costosissimo che non ha dato prove di buona gestione".
Nel frattempo le prime 75 filiali sono già state chiuse. "Stiamo chiedendo informazioni sulle prossime 75 che andranno tagliate" chiude Sbrissa. Il prossimo incontro è fissato per i primi di novembre.
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