Maeg conquista gli stadi Dopo Bergamo, San Siro

vazzola. Dalla Champions League alle Olimpiadi 2026, i grandi palcoscenici dello sport italiano sono griffati Maeg. L’azienda di Vazzola ha completato in questi giorni il cantiere per il nuovo stadio dell’Atalanta a Bergamo, il Gewiss Stadium, e domani sarà collaudata la tribuna coperta realizzata dall’impresa trevigiana. La Maeg, però, è in corsa anche per la costruzione del nuovo San Siro, che dovrebbe mandare in pensione il glorioso Giuseppe Meazza appena prima dell’appuntamento a cinque cerchi. Il titolare, Alfeo Ortolan, aveva già lavorato al progetto del nuovo stadio del Milan, al Portello di Milano, poi riposto nel cassetto.
Quando arriverà la fumata bianca per il nuovo San Siro?
«Ci siamo confrontati con il Milan già due anni fa, quando si parlava del nuovo stadio in zona Fiera di Rho, ora il progetto - con un nuovo disegno, ancora da presentare - è stato riportato in zona San Siro, accanto all’impianto attuale. Si parla di un’opera da 1,2 miliardi di euro, perché attorno allo stadio ci sarà una quantità di servizi polifunzionali. Lo stadio fine a se stesso sarebbe una cattedrale nel deserto».
Cosa manca per la firma sul contratto?
«Stiamo seguendo da vicino lo sviluppo del progetto, che deve ancora essere presentato ufficialmente. La società ci ha chiesto di attendere la maturazione degli accordi con il Comune di Milano».
È un’opera che guarda direttamente alle Olimpiadi Milano-Cortina 2026, quali altre occasioni porteranno i Giochi per le aziende del territorio?
«Esiste un progetto per portare l’autostrada a Cortina, la vecchia idea della Monaco-Venezia; sappiamo che i Comuni stanno cercando di realizzare la circonvallazione delle comunità dell’Alemagna, ma è ancora presto per capire se le risorse saranno tali da rendere reali questi e altri progetti».
Il cantiere dello stadio di Bergamo invece è concluso, per quanto vi riguarda?
«Sì, abbiamo ultimato i lavori in questi giorni. La possibile riapertura è in agenda o il 22 settembre o il 6 ottobre, ma questo non dipende da Maeg bensì dagli impiantisti e dal via libera dei diversi enti».
Oggi come sta il mercato delle grandi opere?
«Bene all’estero, dove abbiamo l’80% di un portafoglio ordini di 221 milioni circa. L’Italia però fa fatica, dobbiamo segnalarlo».
Cosa l’ha rallentata e cosa serve per ripartire?
«La crisi innescata nel 2009 ha messo in moto una spirale negativa che ha fatto morire diverse imprese, a questo si aggiunge il blocco assoluto del sistema pubblico, con progetti fermi da tempo. In questo momento direi che non servono nemmeno opere nuove, ma manutenzioni sulle infrastrutture che esistono già. Genova ce lo ha dimostrato. Autostrade, ponti, ferrovie non dormono sonni tranquilli. Maeg sta lavorando sulla ristrutturazione di un ponte sulla viabilità regionale in provincia di Verbania, un’opera da 5 milioni circa. Ma mettere mano a tutte le infrastrutture bisognose di manutenzione sarebbe un ottimo modo per far ripartire questo Paese». —
Andrea De Polo
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