Digitale e Ai a rilento a Nordest: solo in Veneto mancano 28 mila professionisti

I dati dell’indagine Fòrema su 600 aziende, Sinigaglia: «Il personale è il primo ostacolo, solo dopo i costi di innovazione». Pochi i lavoratori formati e quelli che ci sono preferiscono andare all’estero

La redazione

L’hanno chiamato il paradosso digitale del Nordest. Uno stato dell’arte, in sintesi, nel quale gli imprenditori hanno indicato la carenza di competenze come primo ostacolo al processo di trasformazione digitale. Il secondo? I costi degli investimenti. La lettura che gli stessi imprenditori offrono di questa fotografia è «semplice». Ossia: «Siamo disposti a investire ma mancano le professionalità». E in Veneto ne mancano all’appello 28 mila.

I dati

Si parte da numeri e percentuali. I dati emergono da un’indagine di Fòrema illustrata nella sede di Confindustria Veneto Est a Padova e riassunta nel grafico a lato. Il sedime del report sono le informazioni raccolte tra le 600 aziende intervistate sul digitale tra Veneto (418), Friuli Venezia Giulia (89) e Trentino Alto Adige (93).

Il fabbisogno, rimanendo alle prime tre voci, tocca diverse professionalità dell’industria: specialisti in automazione e robotica (31, 2%), tecnici di produzione specializzati (31,2%), ingegneri di processo (27,1%). A fronte di questo, tra gli ostacoli alla trasformazione, spiccano carenza di competenze (24%), costi degli investimenti (13, 3%), cambiamento di processi e organizzazione (12,8%).

Il paradosso a Nordest

Il giudizio di Matteo Sinigaglia, direttore generale di Fòrema, cui spetta la paternità del termine «paradosso», è netto: «Il fatto che una azienda su quattro indichi la carenza di competenze come primo freno segnala un’emergenza educativa e organizzativa». Ecco allora che «l’innovazione senza competenze adeguate rischia di rimanere inespressa, specialmente sull’Intelligenza artificiale dove solo un’azienda su dieci rileva un’elevata crescita interna».

Dal punto di vista occupazionale «Se parliamo di aziende che stanno investendo nella transizione digitale e nello sviluppo dell’AI possiamo stimare che nel Nordest (inteso qui come Veneto, FVG e TAA, ndr) mancano circa 40 mila professionalità. Di queste solo 28 mila in Veneto».

Digitale e sociale

Lo sfondo della trasformazione digitale non è solo tecnologico ma è anche sociale. «Ci troviamo», premette Gianni Potti, presidente Fondazione Comunica e fondatore DigitalMeet (kermesse all’interno della quale lo studio Fòrema è presentato), «in mezzo a una guerra tra Usa e Cina che passa per il silicio, la robotica, le nuove tecnologie. La vera sfida a Nordest è adeguare le filiere, soprattutto delle Pmi che sono la ricchezza di questo territorio, e adeguare i processi produttivi».

Su tutto però «se, passando per questo, non interveniamo per ridurre la differenza tra ricchi sempre più ricchi e poveri sempre più poveri, avremmo tradito la causa di internet che voleva un modo migliore».

Ed è qui, in un frangente nel quale si discute della corrispondenza tra anni di studio e formazione continua e uno stipendio adeguato, che s’innesta il tema delle competenze.

«Perché se non offriamo ai giovani che escono dall’università prospettive di carriera e stipendi adeguati, come facciamo a trattenerli? », si chiedono Enrico Aprico (Università Cattolica) e soprattutto Antonio Parbonetti, prorettore vicario dell’Università di Padova. Ed è lo stesso docente che auspica una «maggiore connessione tra università e imprese per ridurre il gap della trasformazione digitale».

Anche in tema di Ai «sul quale è importante non delegare tutto all’Ai. Il sapere fare deve comunque rimanere umano per creare quel sedime necessario per governare il processo».

Dice Gianmarco Russo, direttore Confindustria Veneto Est: «Le aziende devono necessariamente aprirsi di più e in certi casi dimostrare più coraggio sul fronte della collaborazione con l’università». «Nonostante», aggiunge, «le continue difficoltà di ogni giorno».

 

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