Manca il ricambio generazionale: in cinque anni 367 mila lavoratori lasceranno il posto in Veneto e Fvg
Il report Cgia: a Nordest oltre un terzo dei lavoratori ha più di 50 anni e per ogni occupato c’è un pensioanto. Il saldo scende e minaccia la tenuta delle imprese

Tre milioni in Italia, quasi 300 mila in Veneto, più di 75 mila in Friuli. Sono i numeri del grande esodo, delle persone che entro il 2029 usciranno dal mercato del lavoro per andare in pensione. Ma - e qui sta il punto - per una generazione che se ne va, non ce n’è un’altra pronta a sostituirla. L’inverno demografico che ha congelato l’aumento della popolazione da un lato e l’allungamento dell’aspettativa di vita dall’altro, si traducono nel sorpasso dei pensionati sugli occupati. E non è uno scenario di prospettiva: succede già, anche in alcune province venete. Gli effetti economici e sociali si preannunciano dirompenti per la tenuta del sistema, economico e sociale. I dati raccolti ed elaborati dalla Cgia di Mestre in un report diffuso ieri, impongono alla politica la ricerca di misure urgenti e di soluzioni strutturali per governare il fenomeno. Cominciando con il recuperare forza lavoro, suggerisce Cgia, tra giovani e donne.

Tutti in pensione
L’anno scorso in Italia c’erano 24,1 milioni di occupati e 23,2 milioni di pensioni pagate; in Veneto 2,2 milioni di occupati e 1,8 milioni di pensioni. Che si guardi il piano nazionale o quello regionale, lo scenario purtroppo non cambia e il rapporto è sempre più prossimo all’1 a 1, contro il 3 a 1 degli anni Ottanta. Le proiezioni indicano che nel giro di un quinquennio, tra il 2025 e il 2029, usciranno dal mercato del lavoro 3 milioni di italiani, il 74% dei quali nelle regioni del Centronord; nel dettaglio 291.200 in Veneto e 75.400 in Friuli Venezia Giulia. Con quali costi? Quest’anno la spesa pensionistica è di 351,8 miliardi di euro, il 2,7% in più dell’anno scorso e nel 2029 salirà del 10,5%. Le conseguenze sui bilanci del sistema previdenziale sono intuibili.
Il sorpasso
«Non è da escludere che il sorpasso si verifichi entro 7-8 anni», avvertono gli analisti Cgia facendo riferimento al rapporto occupati-pensioni in Veneto. E che non si tratti di profeti di sventura lo dicono ancora una volta i numeri. Solo 9 regioni nel 2025 hanno un saldo positivo, fra queste per il momento ci sono il Veneto con 351.442 lavoratori e il Friuli Venezia Giulia con 18.111; tutto il Sud, ma anche Liguria, Marche e Abruzzo devono invece fare i conti con il segno meno. In due province venete il sorpasso è già realtà: a Belluno con un saldo negativo di 213 e a Rovigo di 5.652. Va meglio dove gli stranieri contribuiscono ad aumentare la platea degli occupati: Padova guida la classifica regionale con una differenza positiva di 88.036, seguita da Verona con 83.603, Treviso con 67.554, Vicenza con 59.332 e Venezia con 58.781. Segno positivo anche per le province friulgiuliane: più 10.145 a Pordenone, 3.342 a Trieste, 3.151 a Gorizia e 1.473 a Udine.
Lavoratori over
Nessun margine per l’ottimismo guardando alla situazione anagrafica dei lavoratori, con alte percentuali di over 50 sul totale dei dipendenti privati. A guidare la classifica, nel 2024, il Friuli Venezia Giulia con un indice di 35,7; un po’ più giovane il Veneto con 33,3. Per Cgia «reperire sul mercato del lavoro figure professionali altamente specializzate è diventata un’impresa quasi impossibile».
Gli effetti
Lo svuotamento di fabbriche e uffici incombe dunque sul futuro economico e sociale del territorio. Cgia non esita a definire di portata storica le ripercussioni del mancato ricambio generazionale. Da un lato c’è l’effetto immediato sul mercato del lavoro con la carenza di manodopera, e di quella qualificata in particolare. Il che metterà a dura prova la tenuta e la competitività delle aziende con ricadute sul Pil. La diminuzione di lavoratori, e dunque di contributi per il pagamento delle pensioni a una platea crescente, minaccia i conti previdenziali. L’invecchiamento della popolazione, rileva Paolo Zabeo, referente Cgia «non è un tema solo demografico: «È anche un problema economico, soprattutto per le piccole e micro imprese. Anche nel Veneto il ricambio generazionale nel mercato del lavoro si è bloccato. E questo squilibrio sta diventando un vincolo strutturale alla crescita. Per le piccole aziende il primo rischio è operativo. La carenza di manodopera riduce la capacità produttiva e rende più difficile presidiare ruoli chiave, soprattutto nei settori tecnici e manifatturieri. Non si tratta solo di trovare persone, ma di trovare competenze adeguate in tempi compatibili con le esigenze aziendali. Il risultato è una maggiore incertezza e una crescente fragilità organizzativa».
Le soluzioni
«In Veneto il tasso di occupazione femminile e giovanile è molto inferiore rispetto a quello delle regioni più sviluppate d’Europa. Pertanto, se vogliamo mitigare almeno in parte l’uscita degli oltre 290mila lavoratori, dobbiamo allargare la platea occupazionale reperendo forza lavoro tra donne e giovani. Ne va del futuro del nostro sistema economico», il monito di Zabeo.
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