Assunzioni in calo in Friuli Venezia Giulia (-2,4%)
In particolare si rileva una flessione del numero di nuovi contratti di lavoro in somministrazione (-5,3%, pari a -775 assunzioni), a termine (-3,3%, -1.090) e stagionali (-444, pari a -3,5%). L’altra tipologia che presenta una significativa contrazione (-5%, in termini assoluti -155) è quella dell’apprendistato

Nei primi sei mesi del 2026, in base ai dati forniti dall’Inps, il numero di assunzioni in Friuli Venezia Giulia nel settore privato (esclusi i lavoratori domestici e gli operai agricoli) è diminuito del 2,4% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso (oltre 2.000 unità in meno).
Lo rende noto il ricercatore dell’Ires Fvg Alessandro Russo.
In particolare, si rileva una flessione del numero di nuovi contratti di lavoro in somministrazione (-5,3%, pari a -775 assunzioni), a termine (-3,3%, -1.090) e stagionali (-444, pari a -3,5%).
L’altra tipologia che presenta una significativa contrazione (-5%, in termini assoluti -155) è quella dell’apprendistato, contratto che riguarda i lavoratori più giovani.
Sono cresciute solamente le assunzioni con un contratto di lavoro intermittente (+602, +6,2%), una tipologia utilizzata soprattutto nel settore turistico.
Più stabile, anche se in lieve diminuzione, il numero di nuovi contratti a tempo indeterminato (-1,3%, pari a -150).
Le dinamiche territoriali
A livello territoriale si può evidenziare un incremento dei nuovi rapporti a tempo indeterminato e in somministrazione solo nella provincia di Udine (in entrambi i casi +4,1%). Le assunzioni a termine diminuiscono in maniera particolare nell’area isontina (-8,7%).
I contratti stagionali sono aumentati nella sola provincia di Pordenone (+22,8% su base annua).
Si registra una flessione particolarmente accentuata dei nuovi rapporti di lavoro in apprendistato nella provincia di Udine (-10,7%), mentre aumentano solo a Trieste (+5,8%).
Le cessazioni dei rapporti di lavoro
Tra gennaio e giugno 2026 anche il numero di cessazioni dei rapporti di lavoro è in calo rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso (-1,9%).
Se si considerano esclusivamente i rapporti a tempo indeterminato, si può osservare che nell’ultimo decennio i licenziamenti di natura economica hanno assunto un peso sempre minore, da quasi il 40% nel 2014 a valori inferiori al 20% negli ultimi anni.
Nel tempo è invece cresciuta l’incidenza dei licenziamenti disciplinari (dal 2,5% del totale nel 2014 a circa il 5% negli anni più recenti).
Le dimissioni volontarie dei lavoratori costituiscono la causa di gran lunga prevalente delle cessazioni dei rapporti a tempo indeterminato.
Nel 2014 le dimissioni davano conto di poco meno della metà di tutte le cessazioni a tempo indeterminato, a partire dal 2020 la loro incidenza supera costantemente il 70%.
Nei primi sei mesi di quest’anno si è attestata al 76,1%, in leggera flessione rispetto a quanto registrato negli ultimi anni (in particolare il 77,8% nel 2023). In termini assoluti le dimissioni dei lavoratori con un contratto a tempo indeterminato sono raddoppiate nell’arco di poco più di un decennio, da circa 13.000 nel 2014 a quasi 27.000 nel 2025.
Nel primo semestre 2026 sono state 12.800 su circa 16.800 interruzioni di rapporti di lavoro a tempo indeterminato.
Il ricorso agli ammortizzatori sociali
Nei primi nove mesi del 2026 sono state autorizzate quasi 8,5 milioni di ore di cassa integrazione, 1 milione in meno nel confronto con lo stesso periodo dell’anno precedente (-11,2%).
Sono in diminuzione solo le ore di Cassa Integrazione ordinaria (-37%), mentre gli interventi straordinari, sintomo di crisi aziendali strutturali, sono in sensibile aumento (+74,7%).
La provincia di Trieste è l’unica a presentare un incremento sia delle ore di Cassa Integrazione ordinaria (+45,3% rispetto ai primi nove mesi del 2025), sia degli interventi straordinari (+15,2%).
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