Il Porto di Capodistria supera 1 milione di Teu: Belič apre alla collaborazione «amichevole» con Trieste

Registrato in anticipo il traguardo record per lo scalo sloveno: investimenti per 785 milioni, l'intesa Napa e lo sviluppo dell'automotive dalla Cina

Zero Saracino

Un milione di Teu. È il giro di boa che ogni anno il porto di Capodistria raggiunge con maggiore rapidità. Nel 2026 la soglia del milione di container movimentati da gennaio è giunta il 9 ottobre; nel 2023 l’8 dicembre, dopo il primo dato a sei zeri del 2022.

Il traguardo esemplifica il ruolo del porto sloveno, la cui società Luka Koper persegue da anni una strategia di crescita basata sul doppio binario dell’import dell’automotive e dell’export dei container. A tracciare un quadro dell’attività - e degli investimenti in attuazione - è Gregor Belič, membro del Management board di Luka Koper, partendo dal tema - difficile - della possibile collaborazione tra i tre porti del Nord Adriatico: Trieste, Capodistria e Fiume.

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La redazione

I porti del Nord Adriatico

«Stiamo cooperando su tre livelli tramite il Napa» (il North Adriatic Ports Association che comprende anche Venezia e Ravenna, ndr), annota Belič, «ci presentiamo congiunti sul mercato internazionale, penso a fiere e congressi. Stiamo lavorando sulla resilienza: tutti e tre i porti sono molto più resistenti se confrontati con un singolo porto; e possiamo usare meglio la catena logistica a fronte di incognite come i dazi, i capovolgimenti geopolitici e così via. Ad esempio, se il porto di Capodistria è saturo, gli altri container possono essere distribuiti a Trieste e Fiume. Gli armatori lo stanno già facendo: controllano chi è libero e scelgono il porto disponibile. E non dobbiamo dimenticare la digitalizzazione trasversale ai tre porti: semplificare le dogane, avere le stesse piattaforme... Infine collaboriamo anche come singolo porto quando si tratta di partecipare a molte gare europee o attivarsi a favore degli scali dell’Adriatico a Bruxelles». Competizione con Trieste? «A Capodistria - così Belič - abbiamo molto più cargo di quanto riusciamo a gestire: c’è abbastanza lavoro per tutti, la competizione c’è, ma amichevole. Trieste ad esempio gestisce molto poco il traffico di auto; Capodistria a propria volta non tocca il traffico Ro-Ro con la Turchia».

Le infrastrutture

Il porto sloveno sta attraversando importanti cambiamenti strutturali: è stato appena completato il terminal passeggeri ed è in ricostruzione l’ormeggio 7 per navi container, spiega Belič. Ma «il maggiore investimento riguarda l’estensione del Molo 1 per container: stanno piantando oltre mille pali per le fondamenta. Verso fine 2027 - inizio 2028 il molo sarà completo, con 326 metri aggiuntivi per movimentazione Teu; verrà inserita un’ulteriore ferrovia di supporto. Stiamo espandendo le aree per stoccaggio e abbiamo iniziato la costruzione di un garage con capacità di 11.700 veicoli a inizio 2028». A fine anno, dice Belić, «completeremo la costruzione della banchina 12: 200 metri posizionati nel secondo bacino, usati per bobine di acciaio, Ro-Ro e veicoli. Abbiamo anche realizzato un nuovo magazzino, di 40.000 metri quadrati e totalmente automatizzato, per la gestione delle bobine di acciaio. Infine abbiamo iniziato la costruzione di un nuovo molo per automotive e progettiamo ulteriori aree di stoccaggio nell’entroterra». Il tutto è inserito in un piano di investimenti 2024-2028 del valore di 785 milioni di euro.

Il nodo Gnl

Quanto a ipotetici depositi di Gnl o idrocarburi, di cui si è molto dibattuto negli ultimi tempi, la posizione di Luka Koper è netta: «L’approdo per le petroliere è molto vecchio, risale agli anni ’70; vorremmo spostarlo a Nord per motivi di sicurezza, essendo vicino ai nuovi moli per container e cargo. Ma non è nei piani attuali e sarebbe solo uno spostamento. Non sono previsti terminal Lng o aree di stoccaggio Lng a Capodistria».

Il business delle automobili

Il traffico di auto non sarebbe possibile senza i collegamenti col Far East. «Luka Koper ha coltivato da tempo rapporti con la Cina, senza considerare centri fondamentali come Corea e Giappone - dice Belič -. In Oriente ora guardiamo soprattutto a Vietnam e India. Siamo uno dei principali punti di ingresso per le auto cinesi in Europa: stiamo intercettando un mercato enorme, milioni di auto dalla Cina che entrano nel continente».

Vi sono similarità con Trieste, perché anche Capodistria mira a rientrare nel Green New Deal europeo: «A oggi il 19% del fabbisogno energetico è fornito dai pannelli sui tetti dei magazzini. In futuro sarà il 30%; e tutte le attrezzature che compriamo sono elettriche, auto, gru, macchinari. Ci stiamo attrezzando per il cold ironing, affinché i motori delle navi possano essere spenti una volta giunti in banchina; prima con le navi portacontainer e poi con le crociere. L’obiettivo è il 100% del porto elettrico».

Le crociere

Sulla concorrenza con le crociere non c’è invece molto interesse: «Accogliamo a Capodistria in media 80 navi, ma non ne siamo troppo entusiasti», annota Belič: «Guardando ai profitti il terminal crociere non ha un livello di redditività molto alto; è qualcosa che aiuta soprattutto l’economia locale della città. Stiamo usando per le navi bianche lo stesso molo pensato per il general cargo e ricaviamo molti più profitti da quest’ultimo che dalle navi da crociera. È in costruzione un altro molo per le merci miste - conclude Belić - e allora forse nel 2027 potremo accogliere 10 o 20 navi bianche in più. Ma non è una priorità».

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