Al forum Underwater l’allarme degli esperti: «Infrastrutture subacquee, la sicurezza è una priorità»
La necessità di proteggere i gasdotti e i cavi sottomarini per le tlc: «Ridefinire le strategie di intervento». L’esperienza di Prysmian e di Sparkle: «Servono centrali operative dedicate»

Le tensioni in Medio Oriente, le minacce alle rotte commerciali e gli attacchi alle infrastrutture sottomarine stanno ridefinendo le priorità di sicurezza europee. Dallo stretto di Hormuz a Suez, la libertà di navigazione è esposta a crisi geopolitiche che mettono a rischio commerci, approvvigionamenti energetici e stabilità del Mediterraneo.
Sui fondali, intanto, cavi per telecomunicazioni, reti elettriche, gasdotti e oleodotti costituiscono infrastrutture strategiche sempre più vulnerabili alle minacce ibride. Di questi temi si è discusso al Savoia Excelsior Palace di Trieste, durante il forum sull’economia Underwater promosso dal Piccolo e dal gruppo Nord Est Multimedia.
«La sicurezza del Mediterraneo dipenderà dalla capacità di proteggere insieme rotte marittime, reti energetiche e infrastrutture digitali», ha spiegato Federico Donelli, professore associato di Relazioni internazionali all’Università di Trieste e Research Fellow del Wilson Center di Washington. Da qui la necessità di investimenti europei in infrastrutture dual use, civili e militari, e nella protezione di cavi e gasdotti.
Gli attacchi degli Houthi hanno costretto le compagnie di navigazione a circumnavigare l’Africa, passando dal Capo di Buona Speranza. La sfida riguarda anche il corridoio Imec, progettato per collegare India, Medio Oriente ed Europa, intrecciando interessi economici e strategici. Donelli ha messo in guardia dal rischio che, nei prossimi vent’anni, il Mediterraneo torni marginale a vantaggio della rotta artica che potrebbe trasformare gli equilibri.
Sull’autonomia strategica dell’Europa ha insistito Andrea Manciulli, già parlamentare ed esperto di terrorismo jihadista, oggi direttore delle Relazioni istituzionali della Med-Or Italian Foundation nata per iniziativa di Leonardo. «L’Europa deve affrontare guerre convenzionali e ibride, gestendo le proprie infrastrutture senza dipendere dagli Stati Uniti», ha detto Manciulli.
L’instabilità tra Medio Oriente e Africa, ha avvertito, favorisce i traffici illegali di droga, armi ed esseri umani. Per contrastarla, oltre alla pacificazione delle aree di crisi, è necessario che l’Europa rafforzi il proprio ruolo internazionale.
Le infrastrutture sottomarine trasportano circa il 90% del traffico dati mondiale: sensori, robot subacquei, droni autonomi e sistemi di monitoraggio sono quindi una linea Maginot fondamentale verso le minacce esterne. Il ruolo strategico dell’industria è stato spiegato da Enrico Borsari, responsabile vendite per l’Europa meridionale e il Regno Unito della divisione Eoss di Prysmian.
Il gruppo realizza cavi sottomarini per energia e telecomunicazioni ed ha investito nel nostro Paese oltre 260 milioni di euro in ricerca e sviluppo. Ha inoltre completato, in joint venture con Fincantieri che detiene il 20%, l’acquisizione di Xtera, società specializzata nelle telecomunicazioni sottomarine con sede nel Regno Unito e negli Stati Uniti. Matteo Marchiori, amministratore delegato di Ids, società di ingegneria dei sistemi di Fincantieri, ha evidenziato l’importanza della collaborazione tra industria, istituzioni e ricerca.
La società sviluppa applicazioni civili e militari e droni di superficie, puntando a integrare soluzioni innovative, come la fibra ottica, nell’ambiente sottomarino. Sul fronte della sorveglianza, Per Francesco Viggiani, vicepresidente esecutivo e responsabile della sicurezza di Sparkle, «la tutela delle infrastrutture richiede centrali operative dedicate e sistemi capaci di controllare le aree a rischio».
In questo quadro si inserisce BlueMed, collegamento strategico tra Medio Oriente e Nord Adriatico, destinato a diventare il primo cavo «intelligente» di telecomunicazioni di Sparkle ad attraversare l’Adriatico. Il completamento è previsto nel 2028.
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