La Smart Grid a Trieste è realtà: «Così accelera la transizione»
Al Forum dell’energia organizzato dal Gruppo Nem presentata al pubblico la nuova rete: «I consumi di elettricità aumenteranno, servirà anche l’Ai»

Prima del forum nella sala “Ernesto Illy” del Generali convention center in Porto vecchio, intitolato “Transizione. Energia, la crescita oltre le incertezze”, organizzato dal gruppo editoriale Nem, molti dei partecipanti hanno visitato la Stazione elettrica di Roiano, diventata oggi uno degli snodi della rete elettrica intelligente - la Smart Grid - sviluppata da AcegasApsAmga con il fondamentale supporto di Siemens.
Progetto-gioiello da oltre 26 milioni, finanziato grazie ai fondi del Pnrr, che ha reso la rete elettrica della città in grado di supportare le fonti rinnovabili, la mobilità elettrica e soprattutto l’elettrificazione del porto.
Se ne è ampiamente discusso nel dibattito a tre voci tra Fabio Zanellini, coordinatore del gruppo di lavoro Hydrogen & Storage di Italia solare, Giovanni Piccoli, direttore reti AcegasApsAmga e Marco Rastelli, Head of electrification and automation di Siemens Italia. «La Smart grid di Trieste», ha detto Zanellini, «sarà utile proprio per gestire tutta le rete delle rinnovabili in modo digitale ed efficiente. Sulla transizione green noi, in Italia e in Europa, le idee le abbiamo chiare».
La sintesi? Presto fatta, secondo il coordinatore di Italia Solare. «Nel 2030 dovremo aumentare l’installato fotovoltaico fino ad arrivare a 80 gigawatt/ora (adesso siamo a poco più di 40), l’eolico portarlo a 28 giga/ora e raggiungere una capacità di stoccaggio di 120 giga/ora. Per fare ciò è indispensabile potenziare le reti di trasporto, trasmissione e distribuzione».
In un breve video sono stati illustrati i numeri della Smart grid di Trieste, poi raccontata dal direttore reti di AcegasApsAmga Piccoli. «L’investimento», ha dichiarato il manager, «ci ha consentito di creare 8,9 chilometri di nuove reti e di riqualificare 48 cabine. La città adesso ha una rete elettrica più intelligente e sostenibile, il denaro impiegato per realizzarla crea valore per il territorio».
L’infrastruttura si è resa necessaria per agevolare, fra l’altro, l’elettrificazione del porto. «A Trieste i consumi sono pari a 105 megawatt/ora, 140 mega/ora nei momenti di picco. Solo il porto ne ha richiesti 160 di mega, per le sue importanti esigenze. Ma grazie a questa domanda siamo riusciti a rivitalizzare il polo di Roiano, realizzando un gemello digitale che aiuta a monitorare l’intero stato della rete e ci consente di agire in modo tempestivo quando ci sono cambi di potenza».
«La priorità», ha aggiunto Rastelli di Siemens Italia, «è stata quella di mettere l’intelligenza nella rete, digitalizzandola completamente e nel contempo potenziandola. Le cabine smart parlano con il loro gemello digitale, ciò apre anche all’uso dell’AI».
Un altro tema trattato è stato l’impatto sui prezzi delle bollette che le tecnologie e la modernizzazione potrebbero avere. «È fondamentale continuare sulla strada di decarbonizzazione e rinnovabili», ha spiegato Zanellini, «mitigare le bollette si può autoproducendo l’energia elettrica, ricorrendo al mercato il meno possibile. Il ritorno al nucleare ben venga, ma i nostri scenari non lo vedono prima di 10 o addirittura 15 anni. Un’altra cosa importante da fare sarà aumentare l’autonomia tecnologica, sviluppare soluzioni di decarbonizzazione che ci consentano di ridurre la dipendenza dal Far East e dalla Cina in particolare».
Rastelli ha ribadito la necessità, in una visione di medio lungo termine, di «spostare l’attenzione sul digitale per rendere il più efficiente possibile tutta la catena di produzione e distribuzione di energia».
Conclusioni affidate a Piccoli. «Innovare la tecnologia è fondamentale», ha ribadito il direttore reti di AcegasApsAmga, «stiamo attuando partnership interessanti con i fornitori e pure con altri gestori: mentre prima magari ci guardavamo in cagnesco, adesso collaboriamo. Gli utenti finali devono avere la consapevolezza di essere attori attivi della transizione. Un esempio? Il consumo di energia dovrebbe avvenire nel momento in cui produco, altrimenti il sistema non è efficiente e rischia anzi di essere controproducente, creando scompensi, come è avvenuto in Spagna l’anno scorso o a Torino di recente».
A inizio lavori, a portare i saluti dell’amministrazione regionale, l’assessore all’Ambiente ed Energia Fabio Scoccimarro. «Quello dell’energia», ha affermato l’esponente della giunta Fedriga, «è un tema quanto mai attuale. Si inserisce in un momento storico in cui siamo chiamati a prendere decisioni cruciali, non più rinviabili, e soprattutto non più affrontabili con approcci ideologici. La transizione ecologica ed energetica non può essere un dogma calato dall’alto, ma un processo pragmatico che deve tenere insieme le esigenze dell’ambiente con quelle dello sviluppo economico».
Scoccimarro ha sottolineato come «l’oro bianco del Friuli Venezia Giulia sia l’acqua. Un altro progetto di portata storica riguarda la governance dell’energia idroelettrica. Siamo stati la prima Regione in Italia ad approvare una legge che prevede il ritorno al controllo pubblico delle grandi concessioni idroelettriche alla loro scadenza. Un percorso coraggioso per riportare in pancia alla Regione la risorsa idrica. Per questo è nata Fvg Energia: lo strumento per trattenere sul territorio la ricchezza generata dallo sfruttamento delle nostre acque».
Sull’investimento pubblico per il raddoppio della centrale nucleare di Krško, l’assessore si è confermato scettico, mentre ha avallato l’asse strategico che punta sull’idrogeno e ha ricordato i massicci incentivi che la Regione ha erogato per l’implementazione degli impianti fotovoltaici.
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