Porto in ripresa con i container e il petrolio fa da traino
Trieste movimenta 45,2 milioni di tonnellate di merci. Raddoppiano anche i collegamenti con l’Egitto. Consalvo: «Le nuove linee ro-ro offrono prospettive»

Il porto di Trieste, nonostante il perdurare delle tensioni sulle rotte di Hormuz e del Mar Rosso, si avvia verso una fine d’anno positiva grazie alla buona ripresa dei container e ai numeri record dell’oleodotto. Una conferma che l’andamento dello scalo, sostenuto dai traffici industriali, energetici e ro-ro, resta solido. Nei primi nove mesi del 2026 sono state movimentate 45,2 milioni di tonnellate di merci (+3,1%). Il Sistema Portuale del Mare Adriatico Orientale, sull’asse Trieste-Monfalcone, supera quota 47,9 milioni di tonnellate (+1,78%), consolidando un andamento che nel terzo trimestre si rafforza rispetto al +0,67% del primo semestre.
I container invertono la rotta: dopo un primo semestre in calo, il traffico chiude i nove mesi a 528.125 Teu (+2,5%), trainato dal balzo del terzo trimestre (165.502 Teu, +22,3%). «I numeri dei primi nove mesi evidenziano dopo un primo semestre difficile un porto in salute, capace di crescere anche in una fase internazionale instabile e critica», ha detto il presidente dell’Autorità di Sistema Portuale del Mare Adriatico Orientale, Marco Consalvo, «la ripresa dei container è il risultato che più ci soddisfa, perché dimostra che il lavoro svolto insieme a operatori e compagnie di navigazione sta dando i suoi frutti. Le nuove linee ro-ro offrono prospettive importanti e ci permettono di guardare alla chiusura dell’anno con fiducia».
I numeri di fatto confermano la crescita del Ro-Ro, che conta 241.034 unità (+3,4%) su un totale di 256.989 veicoli (+1,51%), sull’onda del primato nello Short Sea Shipping e della solidità dei collegamenti con la Turchia. Consalvo in particolare fa l’esempio del raddoppio del collegamento marittimo con Damietta, che porta a due le partenze settimanali della linea gestita da Dfds con Samer & Co. Shipping. Trieste diventa così sempre più porta d’ingresso in Europa per le merci egiziane sulla rotta da e per gli Emirati.
Con le nuove infrastrutture di collegamento lo scalo conferma una sua resilienza in un contesto internazionale che resta “complesso e variabile”, nella definizione dell’Autorità triestina, condizionato dalle tensioni lungo le grandi rotte tra Asia, Medio Oriente ed Europa e dalla progressiva ridefinizione delle catene di approvvigionamento. «In questo scenario lo scalo giuliano accresce in ogni caso i volumi in tutti i principali segmenti merceologici, a dimostrazione della propria capacità di intercettare i flussi diretti verso l'Europa centro-orientale», sottolinea l’Autorità.
Le merci varie toccano 12,8 milioni di tonnellate (+0,98%), mentre le rinfuse solide raggiungono 104.086 tonnellate (+34,98%). Anche le rinfuse liquide salgono a 32,3 milioni di tonnellate (+3,9%), un incremento che conferma il ruolo nevralgico di Trieste quale snodo energetico di riferimento per Austria, Germania e Repubblica Ceca, servite dall'oleodotto transalpino della Siot. L’integrazione fra porto e ferrovia è uno dei fattori chiave della strategia di espansione dello scalo triestino. Il fronte ferroviario (5.206 treni in nove mesi in calo del 14,01%) però continua soffrire le limitazioni che da tempo interessano i corridoi europei. A queste complicazioni si è aggiunta la chiusura dell'impianto di Tarvisio Boscoverde, prevista da Rfi da fine agosto a settembre e seguita da una parziale riapertura da metà settembre. Una criticità sulla quale il presidente dell’authority Consalvo mantiene la guardia alta: «Continueremo a confrontarci con Rfi e con i gestori delle reti europee per garantire alle imprese collegamenti all'altezza del ruolo di Trieste».
Passando al porto di Monfalcone, il periodo gennaio–settembre si chiude con 2,7 milioni di tonnellate (-15,68%). Si conferma il calo comunque in riduzione rispetto al -24,9% dei primi sei mesi. La contrazione riguarda le rinfuse solide, pari a 2,1 milioni di tonnellate (-22,80%), il cui confronto risente ancora dei livelli eccezionali del 2025, quando molte imprese avevano anticipato gli acquisti in vista del Cbam (Carbon Border Adjustment Mechanism), il costo ambientale imposto da Bruxelles per le emissioni di carbonio prodotte dall’import di merci da Paesi extra Ue. Sul settore incide inoltre il blocco dello Stretto di Hormuz, che provoca forti oscillazioni dei prezzi di gas ed energia elettrica, con ricadute sia sulle importazioni sia sulla trasformazione industriale. In controtendenza le merci varie, che crescono del 16,69% fino a 682.793 tonnellate. I veicoli commerciali si attestano a 65.093 unità (-15,52%), con un segnale di recupero nel singolo mese di settembre.
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