Traffici Container, Venezia in crescita: l’Adriatico alla sfida dei porti

I traffici container nei porti italiani calano del 4,6% nel primo trimestre 2026. Trieste perde il 23,6%, mentre Venezia cresce del 5,8%. La Turchia si rafforza come hub strategico nel Mediterraneo e aumenta il traffico Ro-Ro verso l’Adriatico

Giorgio Barbieri
Porti del Nordest, Trieste crolla nei container ma cresce l’asse con la Turchia
Porti del Nordest, Trieste crolla nei container ma cresce l’asse con la Turchia

L’onda lunga delle tensioni geopolitiche in Medio Oriente inizia a riflettersi anche sui porti italiani e, inevitabilmente, sugli scali del Nordest.

I dati diffusi da Fedespedi in occasione dell’assemblea pubblica organizzata a Genova per gli ottant’anni della federazione nazionale delle imprese di spedizioni internazionali mostrano infatti un rallentamento dei traffici container in Italia mentre, parallelamente, emergono nuove direttrici logistiche nel Mediterraneo orientale, con la Turchia sempre più centrale negli equilibri commerciali tra Asia ed Europa.

Il compleanno celebrato al Palazzo della Borsa di Genova è stato l’occasione per fare il punto sull’evoluzione dei traffici marittimi e aeroportuali in una fase segnata dalla crisi di Hormuz, dalla riorganizzazione delle alleanze armatoriali e dal progressivo spostamento di quote di traffico verso nuovi hub logistici del Mediterraneo.

Il polo

Nel primo trimestre del 2026 la movimentazione di container nei porti italiani è diminuita del 4,6% rispetto allo stesso periodo del 2025. Il rallentamento colpisce soprattutto il sistema adriatico e in particolare Trieste, che registra una flessione del 23,6%. In calo anche alcuni importanti scali tirrenici: Savona perde il 14,1%, Genova il 4,9% e Napoli il 3,5%.

Nel Nordest il quadro appare però più articolato. Venezia chiude il trimestre con una crescita del 5,8%, mentre Ravenna resta sostanzialmente stabile (+0,1%). Segnali che confermano come il sistema dell’Alto Adriatico continui a mantenere una certa capacità di tenuta nonostante la volatilità dei traffici internazionali e la ridefinizione delle rotte da parte delle grandi compagnie di navigazione.

Il confronto con il resto del Mediterraneo evidenzia ancora di più le difficoltà italiane. I principali porti non italiani dell’area hanno movimentato complessivamente 8,7 milioni di teu nel primo trimestre del 2026, con un incremento del 7,1%.

A trainare sono soprattutto gli hub di trasbordo e gli scali che stanno beneficiando della ridefinizione delle rotte globali: Port Said, all’imbocco del Canale di Suez, cresce del 48,2%, mentre Algeciras segna un +9,3%. Tengono i porti spagnoli più vicini allo sbocco di Gibilterra, con Barcellona a -1,8%, mentre arretrano gli scali del Mediterraneo centrale, incluso il Pireo (-5,7%).

Mare - gomma

Dentro questo scenario emerge soprattutto la crescita della Turchia. Il porto di Mersin sta assumendo un ruolo sempre più strategico come piattaforma di collegamento tra Asia ed Europa, favorito dalla ricerca di rotte alternative mare-gomma dopo le tensioni nello stretto di Hormuz. Un fenomeno che interessa direttamente anche il Nordest italiano.

«Il dato però va letto e interpretato correttamente: il primo trimestre 2026 non è confrontabile con quello del 2025 a causa della fine dell'alleanza tra Msc e Maersk», spiega Marco Consalvo, presidente dell’Autorità di Sistema Portuale del Mare Adriatico Orientale, «che ha spostato i suoi traffici a Capodistria e a Fiume. La vera differenza l’hanno fatta gennaio e febbraio, ma già ad aprile 2026 abbiamo registrato un +45% rispetto allo stesso mese dell’anno precedente e pensiamo che sul semestre saremo sopra i livelli del 2025».

Trieste continua però a rafforzare i collegamenti Ro-Ro, spina dorsale delle autostrade del mare, con la Turchia. Nel primo trimestre 2026 il traffico di rotabili provenienti dal Paese è cresciuto del 6,4%, confermando la centralità dell’asse turco per la logistica adriatica. Una direttrice che potrebbe rafforzarsi ulteriormente se la crisi geopolitica dovesse proseguire nei prossimi mesi.

Mediterraneo orientale

«La Turchia ormai è diventata un vero e proprio hub del Mediterraneo», osserva ancora Consalvo. Una valutazione condivisa anche dal presidente di Fedespedi Alessandro Pitto: «La Turchia si afferma oggi come partner sempre più rilevante nel Mediterraneo. In uno scenario nel quale si aprono nuove rotte e gli equilibri logistici sono in continua evoluzione, è necessario consolidare rapporti commerciali sempre più solidi con questo Paese e promuovere alleanze strategiche in grado di agevolare il flusso delle merci».

Il rapporto di Fedespedi evidenzia inoltre un altro elemento: la flessione dei container appare un fenomeno specifico del sistema portuale italiano, nonostante l’export nazionale continui comunque a crescere. Nel primo trimestre del 2026 le esportazioni italiane sono aumentate dell’1,3%, contro il +3,3% registrato nel 2025. Una crescita più lenta, ma comunque positiva, che suggerisce come parte delle merci stia scegliendo rotte e piattaforme logistiche alternative rispetto ai porti italiani.

Per il Nordest la sfida sarà quindi duplice: da una parte difendere il ruolo strategico dell’Alto Adriatico nei collegamenti con il Centro Europa, dall’altra intercettare i nuovi flussi che si stanno spostando verso il Mediterraneo orientale. In gioco non c’è soltanto l’andamento di un trimestre, ma la capacità dei porti italiani di restare centrali nelle nuove mappe del commercio globale in una fase di grande incertezza geopolitica.

 

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